Le "Lionesses" celebrano l’Euro2025 tra la folla di Londra, mentre il Telegraph esalta un "nazionalismo senza scrupoli"
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Redazione Sport
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Migliaia di bandiere di San Giorgio hanno tinto di bianco e rosso le strade di Londra, dove la nazionale femminile inglese ha sfilato su due bus scoperti per festeggiare la vittoria dell’Europeo, conquistato domenica a Basilea contro la Spagna ai rigori (3-1). Un trionfo che, oltre a regalare alle "Lionesses" il secondo titolo consecutivo, ha riempito la capitale britannica di una folla esultante, riversatasi lungo The Mall fino a Buckingham Palace in numeri senza precedenti per lo sport femminile. Tra fumogeni e cori, le giocatrici guidate dalla ct Sarina Wiegman hanno ricevuto un’accoglienza che pochi, fino a qualche anno fa, avrebbero immaginato per una squadra di calcio donna.
Non è mancato, però, chi ha colto l’occasione per trasformare la festa in un manifesto politico. Il Telegraph, in un articolo firmato da Oliver Brown, ha parlato di un "nazionalismo non-arcobaleno", sottolineando come la vittoria abbia ridato fiato a un orgoglio identitario che, nel calcio maschile, era spesso sfociato in episodi di xenofobia. «Fidatevi di Kelly», scrive Brown riferendosi alla capitana, «che con schiettezza dice ciò che molti pensano: sono fiera di essere inglese». Un tono diverso rispetto ai soliti cliché sul fair play, e che ha riacceso il dibattito sul rapporto tra sport e identità nazionale.




