Giro d’Italia, l’ottavo re della tripla corona è Vingegaard: a Roma trionfa Milan

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La centonovesima edizione del Giro d’Italia, quella che doveva essere la consacrazione del pokerissimo di Tadej Pogacar o forse l’ultima folgorazione di Remco Evenepoel, si è invece trasformata nel "processo di Pace" di Jonas Vingegaard.

Il danese del Team Visma-Lease a Bike, alla sua prima partecipazione alla corsa rosa, non si è limitato a vincerla: l’ha domata con una ferocia silenziosa e geometrica che ricorda i grandi condottieri del pedale. tuttobiciweb +3

La passerella finale di Roma, ieri, ha ufficializzato ciò che era già scritto nelle pieghe delle salite abruzzesi e nelle nebbie del Friuli, cioè l’ingresso del "Re Pescatore" nell’olimpo dei sette, ora diventati otto, capaci di fare incetta di tutti e tre i Grandi Giri. avvenire +3

Il dominio silenzioso sulle montagne

Il verdetto della classifica generale, con un divario di 5 minuti e 22 secondi sull’austriaco Felix Gall e di 6’25’’ sull’australiano Jai Hindley, racconta solo una parte della storia. La vera essenza del dominio di Vingegaard l’abbiamo vista nelle tappe dure, quelle che scolpiscono i ricordi e spezzano le gambe. ciclismoweb +3

Cinque successi di tappa non sono frutto del caso, ma il risultato di un’accelerazione costante e matematica: il Blockhaus, il Corno alle Scale, Pila, Carì e infine Piancavallo, dove sabato ha piazzato l’ultimo colpo di forbice, mettendo la parola fine ai sogni di gloria degli inseguitori. avvenire +3

Se da un lato il corpo di Vingegaard sembra muoversi in apnea sopra la bicicletta, dall’altro la sua testa ha viaggiato sempre un passo avanti rispetto alla concorrenza; una superiorità che il re Federico X di Danimarca, nel chiamarlo per rendergli omaggio, ha definito "da manuale della storia del ciclismo", almeno stando alle dichiarazioni rilasciate dal diretto interessato ai microfoni di Raisport al termine della frazione. ciclismoweb +3

Milan spezza l’incantesimo nella Capitale

Se la cronaca della ventunesima tappa, l’ormai tradizionale passerella da Ostia a Roma (circa 131 km), era già stata scritta per celebrare Vingegaard, il copione è stato stravolto dalle ruote di Jonathan Milan. Il velocista della Lidl-Trek, che fino a ieri aveva collezionato più piazzamenti che gioie in questa edizione, ha atteso l’ultima curva utile per esplodere. ciclismoweb +3

La sua volata al Circo Massimo non è stata semplicemente potente, ma "spettacolare" come l’hanno definita gli osservatori: ha staccato di ruota gli avversari, regalandosi il primo successo in questa corsa e regalando al pubblico di casa una doppietta azzurra con Giovanni Lonardi secondo. avvenire +3

Proprio quando il gruppetto sembrava destinato a giocarsi tutto in una volata caotica, l’azione solitaria di Filippo Ganna – che insieme a Sobrero e Stuyven aveva provato a fare il vuoto a 15 km dal traguardo – ha tenuto alta la tensione, salvo poi spegnersi sotto il striscione dei tre chilometri, lasciando spazio alla furia controllata del friulano. corriereadriatico +3

Il club esclusivo e gli altri simboli

Entrare nel club che annovera nomi come Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault, Contador, Nibali e Froome non è un dettaglio da poco; è l’accesso alla leggenda.

Per Vingegaard, che ha ritirato la Coppa Senza Fine abbracciando la moglie e le figlie (vestite con la riproduzione della maglia rosa), il traguardo di Roma è valso la definitiva consacrazione tra i "giganti". tuttobiciweb +3

"Non avrei mai sognato di averli qui in questo giorno", ha confessato il danese visibilmente commosso, sottolineando come il supporto familiare sia stato il carburante segreto di queste tre settimane. Mentre lui saliva sul gradino più alto del podio, un altro danese, Frederik X, chiamava direttamente il campione per una telefonata storica, lasciando intendere quanto l’impresa abbia scosso l’intera nazione scandinava. ilsole24ore +3

Tra gli altri protagonisti di giornata, spicca la conferma della maglia azzurra per Giulio Ciccone, miglior scalatore, mentre il portoghese Afonso Eulalio ha blindato la maglia bianca di miglior giovane, lasciando a bocca asciutta le speranze italiane in quella categoria. avvenire +3

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