Angri, scopre il tradimento del marito: lo narcotizza e lo evira nel sonno
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Redazione Interno
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Ad Angri, nel cuore dell’Agro Nocerino Sarnese, la quiete del primo pomeriggio del Primo Maggio è stata lacerata da un episodio di violenza domestica che richiama alla memoria i contorni del celebre caso di Lorena Bobbitt, sebbene con moventi e dinamiche che affondano le radici in un contesto culturale completamente diverso. Una donna di 35 anni, originaria del Bangladesh, è stata tratta in arresto dai carabinieri con l’accusa di tentato omicidio, dopo aver inferito una mutilazione gravissima al coniuge 41enne, suo connazionale, mentre quest’ultimo giaceva in stato di incoscienza all’interno della loro abitazione di via Zurlo. La vittima, che attualmente si trova ricoverato all’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore con una prognosi che resta riservata, è riuscita a sopravvivere al colpo e a trascinarsi fuori dalla porta di casa, chiedendo aiuto ai vicini che hanno immediatamente allertato i soccorsi.
La premeditazione e il ritorno al caso Bobbitt
Secondo una prima e dettagliata ricostruzione effettuata dai militari dell’Arma, coordinati dal pm Gianluca Caputo presso la Procura di Nocera Inferiore, il gesto non sarebbe stato improvviso, bensì meticolosamente pianificato. La donna, venuta a sapere che il marito intratteneva una relazione extraconiugale con un’altra donna – una scoperta che ha scatenato una crisi profonda – ha deciso di agire approfittando del momento di maggiore vulnerabilità di lui. Durante il pranzo, stando al racconto della vittima poi riportato agli inquirenti, l’uomo ha iniziato ad avvertire una forte sonnolenza, sintomo chiaro di una possibile somministrazione di sostanze narcotizzanti che la 35enne gli avrebbe versato nel cibo. Una volta che il 41enne è sprofondato nel sonno, lei ha afferrato un coltello da cucina, infliggendogli un taglio netto ai genitali. Un’efferatezza, questa, che riporta alla cronaca del 1993 quando Lorena Bobbitt evirò il marito John Wayne, anche se in quel frangente la donna americana aveva giustificato il proprio gesto con anni di abusi subiti.
Il movente e la scintilla del trasloco
La tensione tra i due, che in precedenza vivevano a Sant’Antonio Abate, sarebbe aumentata in maniera esponenziale a seguito del recente trasferimento nella nuova casa di Angri, un’abitazione più grande della precedente. I carabinieri hanno appurato che fu proprio il marito a volere questo cambio di residenza, spinto dal desiderio di poter ospitare sotto lo stesso tetto anche la sua prima moglie, una circostanza che la 35enne – l’attuale convivente – non avrebbe mai accettato. La scoperta del tradimento si è così intrecciata a questa tensione latente per la poligamia desiderata da lui, trasformando la nuova dimora, che avrebbe dovuto rappresentare un punto di ripartenza, nella scena di un agguato domestico. Nonostante la gravità delle ferite e la perdita di sangue, l’uomo è riuscito a mantenere la lucidità necessaria per chiedere aiuto, consentendo ai sanitari del 118 di intervenire tempestivamente e trasportarlo d’urgenza al nosocomio nocerino dove si trova tuttora ricoverato.
Sviluppi giudiziari e la detenzione a Fuorni
Al termine dei primi rilievi scientifici effettuati all’interno dell’appartamento, i carabinieri del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore hanno proceduto all’arresto della donna in quasi flagranza di reato. La 35enne è stata accompagnata e ristretta presso il carcere di Fuorni, a Salerno, dove rimane a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’accusa formulata nei suoi confronti è quella di tentato omicidio, aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà dei mezzi adoperati – l’uso di sostanze narcotizzanti per annientare la difesa della vittima – che potrebbero configurare le circostanze aggravanti della violenza privata e delle lesioni gravissime. Le indagini proseguono per chiarire la natura esatta del sedativo utilizzato, l’acquisto dello stesso, nonché per raccogliere ulteriori testimonianze tra i vicini e i conoscenti della coppia al fine di delineare con esattezza il quadro dei dissapori familiari e la genesi della furia omicida che ha animato la gestante.




