Porsche accelera il riassetto: chiusura di tre filiali e oltre 500 esuberi tra Germania e Croazia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il costruttore di auto sportive, storico simbolo dell’ingegneria tedesca di lusso, ha dato il via a una profonda riorganizzazione industriale che porterà alla definitiva chiusura di tre società controllate. La decisione, formalmente approvata dal consiglio di amministrazione e dal consiglio di sorveglianza della casa di Stoccarda, si traduce in un taglio complessivo di oltre 500 posti di lavoro, concentrati principalmente tra il Baden-Württemberg e la Croazia. Si tratta dell’ultimo, e più tangibile, segnale delle difficoltà che stanno attraversando i marchi premium alle prese con il rallentamento della domanda globale di veicoli elettrici e una conseguente, urgente necessità di ridurre i costi operativi dopo anni di investimenti massicci nella transizione energetica.

Cellforce, eBike Performance e Cetitec: tre rami secchi tagliati per preservare il “core business”

Tra le vittime di questo riallineamento strategico, volto a riportare l’attenzione sull’attività principale, spicca la Cellforce Group GmbH con sede a Kirchentellinsfurt. Questa azienda, nata con l’ambizione di sviluppare batterie ad alte prestazioni per i futuri modelli elettrici, verrà liquidata a causa dell’assenza di una “sufficiente prospettiva di sostenibilità a lungo termine”. Per i suoi circa 50 dipendenti, specializzati nella ricerca chimica sulle celle, si apre ora la porta della mobilità. Allo stesso modo, la Porsche eBike Performance GmbH cesserà le proprie attività: creata per sviluppare sistemi di propulsione di alta gamma per biciclette elettriche, è stata travolta da un “radicale cambiamento delle condizioni di mercato” che ne ha reso insostenibile la posizione. La chiusura dei suoi stabilimenti di Ottobrunn (vicino a Monaco) e di Zagabria coinvolge la fetta più larga dei lavoratori, con circa 350 persone che perderanno il posto.

L’impatto della guerra dei dazi e il crollo della domanda in Cina

Non è certo un mistero che la casa automobilistica abbia visto collassare i propri profitti nell’ultimo anno; a pesare come un macigno sono stati il crollo verticale delle vendite nella regione asiatica e l’introduzione di nuovi dazi statunitensi che hanno reso proibitiva l’esportazione dei modelli di lusso oltreoceano. Questa situazione di stallo ha costretto l’amministratore delegato, Michael Leiters, a intervenire con decisione: “Porsche deve concentrarsi nuovamente sul proprio core business”, ha dichiarato l’a.d., aggiungendo che questo percorso impone “tagli dolorosi, comprese le nostre filiali”. La terza società coinvolta, la software house Cetitec, specializzata nello sviluppo di software per la comunicazione dati sia per Porsche che per l’intero gruppo Volkswagen, chiuderà i battenti coinvolgendo circa 90 addetti, divisi tra la sede tedesca di Pforzheim e quella croata.

Il messaggio che arriva dai piani alti di Stoccarda è quindi inequivocabile: dopo aver inseguito per anni la transizione forzata verso la mobilità a zero emissioni, il marchio fa marcia indietro per proteggere la redditività. La chiusura di queste tre realtà—che spaziano dalle batterie ai propulsori per e-bike fino alla telematica—rappresenta la volontà di smantellare le costose costole della struttura che si erano allontanate troppo dal DNA dell’azienda. In pratica, si torna a respirare l’odore della benzina e dell’olio motore, abbandonando le costose sperimentazioni in un settore, quello dell’elettrico, che non sta decollando come preventivato.

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