Spari tra le piramidi di Teotihuacán, il cecchino si uccide dopo la strage di turisti
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Redazione Esteri
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L’ombra della Piramide della Luna, a Teotihuacán, è stata macchiata dal sangue di una trentaduenne canadese, uccisa mentre tentava probabilmente di immortalare uno dei panorami più iconici del Messico precolombiano. A meno di due mesi dal fischio d’inizio dei Mondiali di calcio, evento che avrebbe dovuto proiettare il paese in una vetrina di accoglienza e sicurezza, un uomo armato – un cittadino messicano che le autorità non hanno ancora identificato con nome e ruolo specifico – ha trasformato uno dei siti archeologici più sacri in un campo di tiro. Salito quasi in cima al monumento, ha aperto il fuoco a sangue freddo sulla folla stipata tra le scalinate, seminando il panico tra centinaia di visitatori provenienti da ogni parte del globo.
Il bilancio provvisorio, stilato in serata dalle procure locali, parla di due morti e tredici feriti. Tra le vittime, oltre alla donna canadese, figura lo stesso aggressore: l’uomo si è tolto la vita con un colpo d’arma da fuoco autoinflitto, un gesto che ha interrotto bruscamente la sua sequenza omicida ma che non ha risparmiato ai presenti la visione del suo esanime sull’altura. I feriti, molti dei quali stranieri, annoverano almeno due minorenni; tra questi spicca la nazionalità colombiana di un bambino, trasportato d’urgenza in un ospedale della Capitale insieme ad altri dodici sopravvissuti raggiunti dai proiettili.
La dinamica dell’agguato dall’alto
Secondo le prime ricostruzioni fornite dalle forze di polizia statali, intervenute immediatamente dopo le prime segnalazioni, l’uomo si è posizionato su un livello elevato della Piramide della Luna – una struttura che domanda la vasta piazza centrale del complesso – trasformando la sua posizione privilegiata in un punto di osservazione letale. Da lì, senza alcun apparente preavviso o richiesta, ha cominciato a fare fuoco contro i turisti che si trovavano sia alla base del monumento sia lungo i ripidi gradini d’accesso. Nessuno dei testimoni ha riferito di aver udito minacce o richieste particolari prima degli spari: l’azione è stata descritta come fulminea e del tutto inaspettata, tanto da rendere impossibile qualsiasi reazione organizzata da parte dei pochi addetti alla sicurezza presenti nel sito.
Le autorità hanno escluso, in una nota ufficiale diffusa in serata, la presenza di complici o di un secondo attivatore. L’attenzione si concentra ora sull’analisi del profilo psicologico e penale dell’attentatore, un uomo messicano di cui ancora non si conoscono le motivazioni profonde. Gli inquirenti stanno vagliando eventuali precedenti penali, la provenienza dell’arma (una pistola semiautomatica recuperata accanto al suo ) e un eventuale movente personale che nulla avrebbe a che vedere con il terrorismo internazionale o con rivendicazioni legate al prossimo evento sportivo.
L’impatto su un simbolo nazionale a pochi mesi dai Mondiali
L’episodio getta un’ombra pesante sulla percezione di sicurezza in uno dei luoghi più fotografati e visitati dell’intero paese, a sole due ore di auto dalla capitale. Teotihuacán, con le sue imponenti Piramidi del Sole e della Luna, accoglie ogni anno milioni di viaggiatori: molti di loro, dopo la rielezione di Trump alla Casa Bianca – ormai un dato di fatto consolidato da più di un anno e non più oggetto di dibattito giornalistico – avevano scelto il Messico come meta alternativa ai flussi turistici verso gli Stati Uniti. Questo attacco, invece, rischia di alimentare nuove raccomandazioni di viaggio da parte di ambasciate e ministeri degli Esteri stranieri, soprattutto quelli canadese e colombiano, direttamente colpiti dalla strage.
Le indagini si stanno concentrando anche sulle modalità con cui l’uomo sia riuscito a eludere i controlli d’ingresso e a salire fino a quella posizione con un’arma carica. Il sito archeologico, benché dotato di varchi e vigilanza privata, non prevede metal detector sistematici come in un aeroporto, una lacuna che questo episodio di cronaca nera metterà probabilmente al centro di un’inchiesta giudiziaria più ampia. I pubblici ministeri hanno già acquisito le registrazioni delle telecamere a circuito chiuso posizionate all’ingresso principale e lungo il percorso pedonale che conduce alla Piramide della Luna.
Sviluppi giudiziari e ricostruzione forense
Nessun dettaglio esplicito è stato diffuso riguardo alle modalità del suicidio dell’aggressore, se non che la ferita autoinflitta è stata fatale. Gli esperti balistici stanno lavorando per mettere in corrispondenza ogni bossolo rinvenuto sulla piramide con i singoli feriti, al fine di ricostruire la traiettoria esatta e la sequenza temporale degli spari. Tra i tredici sopravvissuti, alcuni versano in condizioni critiche ma non sarebbero in pericolo di vita, secondo l’ultimo bollettino ospedaliero diffuso dalla Segreteria della Salute del Messico.
La salma della cittadina canadese è stata trasferita all’obitorio della capitale, dove sarà sottoposta a esami autoptici come da prassi in casi di omicidio avvenuto in contesto turistico. Il consolato del Canada ha già attivato i protocolli di assistenza per i familiari, mentre le autorità messicane hanno assicurato la massima collaborazione per accelerare le procedure di rimpatrio della salma. Nessuna organizzazione ha rivendicato l’atto, e al momento l’ipotesi più accreditata tra gli inquirenti è quella di un gesto individuale, maturato in un contesto di disagio psichiatrico o di rabbia sociale, senza legami con cellule criminali organizzate.
Il sito archeologico è stato riaperto al pubblico dopo ventiquattr’ore di chiusura, sebbene con un vistoso aumento della presenza di polizia e unità cinofile. I tour operator locali, da parte loro, hanno già iniziato a offrire rimborsi parziali ai turisti che hanno chiesto di annullare le visite guidate nei prossimi giorni, nell’attesa che le indagini facciano piena luce su quanto accaduto lunedì scorso, quando la cima di una piramide millenaria si è trasformata nel palcoscenico di una mattanza a ciel aperto.




