Google, le “fonti preferite” delle notizie ora le scegli tu: ecco come si fa

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Con la calma di chi ha imparato a diffidare degli algoritmi, o forse semplicemente col desiderio di ritrovare un po’ di ordine nel caos delle informazioni, da oggi chi cerca su Google può finalmente alzare un muretto virtuale contro l’invadenza della pagine generiche. La grande novità, arrivata silenziosamente anche in Italia nel corso di queste ore — e che segue il debutto americano di oltre un anno fa — è la funzione “Fonti preferite”, uno strumento pensato per restituire al lettore quella sovranità digitale che spesso diamo per scontata. In pratica, si tratta di un selettore manuale che ci permette di dire al motore di ricerca: “Di questi siti mi fido, voglio vederli più spesso”.

L’attivazione, bisogna dirlo, è quasi un gioco da ragazzi, eppure cambia radicalmente il rapporto tra l’utente e la pagina dei risultati. Se si digita un argomento di attualità, accanto al blocco delle “Notizie principali” compare una piccola icona a forma di stella. Cliccandoci sopra, si apre un pannello dove cercare il nome di un giornale, di un blog locale o di una testata nazionale; una volta aggiunti alla lista (che non ha limiti numerici), il sistema provvede a riordinare la gerarchia. Da quel momento in poi, gli articoli provenienti da quelle fonti selezionate avranno la precedenza o, se non presente un aggiornamento specifico, verranno raccolti in una sezione a parte, chiamata “Dalle tue fonti”.

Un clic che vale doppio: i dati dietro la scelta

I numeri raccolti da Google durante la fase sperimentale (quella che gli addetti ai lavori chiamano “Labs”) raccontano un cambiamento tangibile nelle abitudini di consumo. Chi contrassegna un sito come “preferito” ha il doppio delle probabilità di cliccarci sopra rispetto a chi naviga senza fare alcuna selezione. Una statistica, questa, che fa ben sperare gli editori di mezzo mondo, da sempre in balia delle maree imprevedibili del traffico organico. A livello globale, oltre duecentomila siti unici sono già stati “salvati” nei preferiti degli utenti; una boccata d’ossigeno per le piccole redazioni, se si considera che secondo gli ultimi rapporti del Reuters Institute la visibilità delle notizie sulle piattaforme generaliste ha subito un tracollo verticale.

E’ curioso notare come, al contrario di quanto si possa pensare, la maggioranza degli utenti non si affidi a una sola testata. Dai dati raccolti emerge che più della metà degli utenti attivi ha già selezionato almeno quattro fonti diverse. Segno, forse, che la fame di pluralismo non è affatto sopita, ma anzi, cerca solo gli strumenti giusti per esprimersi. La funzione, va detto, non esclude nessuno: i risultati provenienti da altri siti non selezionati continuano a comparire, impedendo così la creazione di una “bolla” ermetica che molti, a torto, temevano.

Perché conviene farlo subito (soprattutto se leggi questo giornale)

Per chi è abituato a cercare le notizie, l’operazione richiede pochi secondi ma ha un effetto cumulativo nel tempo. Oltre a limitare l’influenza della personalizzazione algoritmica standard, questa funzionalità agisce come un filtro anti-spazzatura molto efficace. Tutti abbiamo avuto l’esperienza di cercare un evento di cronaca e trovare in cima siti scarsamente autorevoli, o pieni di contenuti generati in automatico. Con la stella, si addestra letteralmente il cane da riporto digitale a portare solo la preda buona. Se lo si desidera, è possibile modificare o revocare la scelta in qualsiasi momento dal menu delle impostazioni, senza lasciare tracce permanenti.

Per chiudere, un consiglio spiccio da redazione a redazione. Se si ha a cuore un quotidiano locale (ecco, magari proprio quel Quotidiano Piemontese citato nelle ultime cronache), aggiungerlo alle “Fonti preferite” è il miglior modo per assicurarsi che il lavoro di inchiesta e territorio non venga soffocato dalle notizie nazionali o dai contenuti virali. Google ha reso il processo immediato: basta una ricerca, la stellina, il nome del giornale e conferma. Un piccolo gesto di resistenza digitale, insomma, per ritrovare la bussola nel mare magnum del web.

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