Scabbia, l'emergenza silenziosa che grava sulle tasche degli italiani
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Redazione Salute
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Un acaro microscopico, il Sarcoptes scabiei, sta scavando un solco profondo non solo nella pelle ma anche nel portafogli delle famiglie italiane, mentre i casi d'infezione, dopo essere stati a lungo considerati un retaggio di un'epoca superata, conoscono una recrudescenza impressionante. La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, portando alla luce un paradosso sanitario di non poco conto, denuncia come questa patologia infettiva, soggetta persino a obbligo di denuncia e inserita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nel novero delle malattie tropicali neglette, sia di fatto trattata dal sistema nazionale come un disturbo minore, lasciando l'onere economico della cura interamente ai cittadini.
Un boom che nega ogni stereotipo
L'idea che la scabbia sia confinata a realtà di marginalità o a contesti igienico-sanitari carenti viene smentita dai numeri, i quali, in alcune regioni come il Lazio e l'Emilia-Romagna, parlano di un incremento che tocca punte del 750% rispetto al periodo antecedente la pandemia. La recrudescenza del parassita, che si insedia nello strato corneo dell'epidermide provocando un prurito intenso e lesioni cutanee, è da ascrivere a una convergenza di fattori: ai intensi movimenti di persone, per turismo o per migrazione, verso aree a maggiore endemia, si sommano infatti il fenomeno, sempre più documentato, della resistenza ai trattamenti e la pratica di cure inappropriate o non portate a compimento, senza dimenticare le naturali fluttuazioni cicliche della malattia.
Il peso economico di una terapia non mutuabile
È proprio sul fronte terapeutico che il paradosso raggiunge il suo apice. Sebbene si tratti di una condizione altamente contagiosa, per la quale è previsto il protocollo di isolamento e la disinfezione ambientale, nessuno dei farmaci necessari – che siano preparati topici da applicare sul o terapie orali – rientra nella cosiddetta fascia A, cioè quella a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale. Ricadendo in fascia C, il loro costo è quindi interamente a carico del paziente; una spesa che, considerata la facilità di trasmissione tra conviventi, può lievitare rapidamente quando a contagiarsi sono più membri della stessa famiglia, bambini in primis, costretti a ripetere cicli di trattamento spesso onerosi.
La gestione tra burocrazia e sanità pubblica
La procedura di denuncia obbligatoria, che impegna i medici a segnalare ogni caso alle autorità sanitarie per consentire interventi di contenimento, stride in modo palese con l'assenza di un supporto economico per le cure. Questa discrepanza, come sottolineato dalla Sipps, rischia di minare l'efficacia stessa degli sforzi di sanità pubblica, creando un cortocircuito per cui si riconosce formalmente la pericolosità sociale della malattia senza però fornire gli strumenti fondamentali per debellarla in modo accessibile a tutti, indipendentemente dalla condizione economica.




