Sicilia con l’acqua alla gola, i comuni e le province si fanno la guerra per le poche gocce rimaste
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Redazione Interno
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Sabato scorso, i sindaci di cinque paesi della provincia di Enna – Troina, Cerami, Gagliano Castelferrato, Nicosia e Sperlinga – hanno occupato, insieme a centinaia di cittadini, il potabilizzatore dell’acqua prelevata dal lago Ancipa. La crisi idrica, dovuta alla carenza di piogge, ha portato un terzo degli invasi siciliani a secco, creando tensioni tra le diverse amministrazioni locali. L’onorevole Venezia, deputato regionale del Pd, ha criticato duramente il comportamento del Governo Schifani, accusandolo di favorire Caltanissetta e San Cataldo a scapito di altre aree.
La protesta, culminata con l’occupazione dell’impianto di potabilizzazione e l’interruzione dell’approvvigionamento idrico verso Caltanissetta e San Cataldo, ha portato a una denuncia ai carabinieri di Siciliacque. Venezia ha dichiarato che le denunce non intimidiranno i sindaci e ha accusato il governo regionale di non aver aumentato l’acqua erogata di un solo litro in otto mesi di cabina di regia regionale. La Cgil Sicilia ha espresso solidarietà con la protesta dei sindaci, criticando l’inefficacia delle misure adottate finora.
Il deputato regionale Pellegrino (FI) ha risposto alle accuse di Venezia, definendo irresponsabili i toni usati e sottolineando che chi governa deve fare scelte che tengano conto di tutte le necessità, utilizzando al meglio le risorse disponibili. La crisi idrica in Sicilia continua a peggiorare, e le tensioni tra le diverse amministrazioni locali non sembrano destinate a risolversi a breve.




