Garlasco, il soliloquio in auto di Sempio e quel video su una chiavetta usb

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Piove su Pavia mentre Andrea Sempio entra in Procura, e quell’acqua che scende lenta sui tetti del palazzo di giustizia sembra lavare via, metaforicamente, almeno un po’ di quella polvere depositata in quasi due decenni sul caso di Garlasco.

L’indagato, accompagnato dagli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, si è avvalso della facoltà di non rispondere per quasi quattro ore; i magistrati, però, avevano già pronta la loro arma migliore, un’intercettazione che risale a poco più di un anno fa, quando Sempio fu messo sotto osservazione dagli inquirenti.

Il 14 aprile 2025, infatti, una cimice posizionata nell’abitacolo della sua auto ha registrato un lungo soliloquio, un parlare da solo che gli era già stato abituale nel lontano 2017, ma che stavolta poteva contenere, a giudizio dell’accusa, un frammento di verità inconfessabile. ildubbio +3

In quelle registrazioni, avvenute poche settimane dopo che l’uomo aveva scoperto di essere finito nuovamente nel mirino per l’omicidio di Chiara Poggi, Sempio si sarebbe tradito con un dettaglio che nessuno, almeno a quella data, poteva conoscere.

Farfugliando tra sé e sé, l’indagato ha menzionato l’esistenza di un video intimo—quello che vedeva protagonisti la vittima e l’ex fidanzato Alberto Stasi—aggiungendo di averlo trovato “dentro la penna”, un riferimento diretto a una chiavetta usb.

Secondo la Procura di Pavia, guidata dal procuratore Fabio Napoleone, questo è il nodo cruciale: Chiara aveva copiato quei filmati su una pendrive per poi cancellarli, e il fatto che Sempio ne fosse a conoscenza, anticipando persino i rilievi degli investigatori, rappresenta un elemento che l’accusa considera schiacciante. corriere +3

Il rifiuto e le parole dell’intercettazione

Il contenuto del brogliaccio, finito sulle scrivanie dei giornali, restituisce l’immagine di un uomo solo che ricostruisce a voce alta il ricordo di un approccio andato male.

Sempio, a tratti imitando una voce femminile per dare enfasi al suo monologo, avrebbe rievocato il momento in cui Chiara Poggi lo respinse: “Non ci voglio parlare con te”, prima di riattaccare il telefono.

Lui, dall’altra parte, avrebbe insistito chiedendo “riusciamo a vederci?”, ma la risposta fu un secco rifiuto che ancora oggi, a distanza di anni, lo fa sbottare in un commento amaro: “L’interesse non era reciproco, cazzo”.

Questa frase, per i carabinieri del Ros e per i pm, scardina la versione che Sempio aveva sempre fornito—quella di banali telefonate per cercare suo fratello Marco—e suggerisce invece la presenza di una dinamica diversa, forse di un’infatuazione nata dopo la visione di quei filmati privati.

La difesa, però, ha immediatamente provato a gettare acqua sul fuoco, sostenendo che senza l’ascolto diretto dell’audio originale—costellato di “nc” (non comprensibile) nelle trascrizioni—non si può interpretare correttamente il senso di quelle parole.

L’avvocato Cataliotti, mostrando una certa irritazione per la fuga di notizie, ha parlato di “segreto istruttorio violato”, aggiungendo che Sempio potrebbe semplicemente aver commentato un servizio televisivo o un podcast relativo al caso. corriere +3

Le tracce dimenticate e i nuovi indizi

L’intercettazione, per quanto rilevante, non è l’unico pilastro su cui la Procura sta cercando di costruire l’accusa; ci sono vecchie tracce fisiche, riemerse da sopralluoghi che all’epoca furono criticati per la loro approssimazione.

Gli inquirenti stanno rivalutando il famoso “tappetino arrotolato” nella cucina dei Poggi: secondo la nuova ricostruzione, l’assassino si sarebbe lavato le mani in quel lavabo, ma gli investigatori dell’epoca sollevarono il tappetino prima di spruzzare il luminol, perdendo così le impronte che avrebbero potuto portare dritte al colpevole.

A questo si aggiunge l’analisi dell’impronta numero 33, lasciata sulla scena del crimine, che i nuovi accertamenti attribuirebbero a Sempio con un numero significativo di minuzie.

C’è poi il dato, forse meno appariscente ma ugualmente inquietante, relativo alle ricerche digitali.

Sempio, tra il 2014 e il 2015—anni in cui non era ancora ufficialmente sospettato—aveva digitato sul proprio computer stringhe di ricerca specifiche come “Dna mitocondriale”, un termine tecnico che si allinea curiosamente con le analisi genetiche condotte durante i processi a carico di Stasi.

Un comportamento, questo, che per gli investigatori tradisce un interesse ossessivo per i meccanismi dell’indagine, sebbene la difesa ridimensioni l’episodio definendolo una curiosità priva di valenza penale. corriere +3

L’alibi e la ricostruzione alternativa

Proprio mentre la pioggia bagnava i gradini del palazzo, fuori dalla procura un gruppo di cronisti assiepati cercava di intercettare lo sguardo del 38enne, la cui posizione si fa sempre più ingarbugliata anche sul fronte dell’alibi.

In passato, Sempio si è sempre difeso esibendo uno scontrino del parcheggio di Vigevano, datato 13 agosto 2007 alle 10:18, con l’intenzione di dimostrare che al momento del delitto (inizialmente collocato nella tarda mattinata) lui era altrove.

Tuttavia, la nuova inchiesta ha ridisegnato la cronologia dell’omicidio, spostandolo in una finestra temporale più ampia che rende quel pezzo di carta meno decisivo; i pm ipotizzano anzi che a stampare il biglietto possa essere stata la madre, la quale quella mattina era effettivamente in città, gettando ombre sulla solidità della copertura fornita dalla famiglia.

Alla luce di queste incongruenze, il silenzio di Sempio nell’interrogatorio appare ai più come un atto dovuto, una strategia difensiva in attesa di poter accedere finalmente al fascicolo completo.

Mentre la procura si appresta a chiudere le indagini, il fratello di Chiara, Marco, ascoltato come testimone, ha scelto una linea opposta a quella degli inquirenti: ha dichiarato di non aver mai visto quei filmati insieme al suo ex amico e di nutrire ancora dubbi sulla sua colpevolezza.

Restano, quindi, il peso di quelle parole registrate nella solitudine di un’auto e la domanda che aleggia su Garlasco: come poteva Sempio sapere della chiavetta, se non era mai entrato in possesso di quel segreto? virgilio +3

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