Bologna, la comunità ebraica commemora in privato in un clima di odio crescente
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Redazione Interno
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La Comunità ebraica di Bologna ha scelto di commemorare in forma strettamente privata l’anniversario del 7 ottobre, una data che “ha segnato nel profondo la vita di tutti noi” e dopo la quale “non potremo più tornare indietro”. Questa decisione segna un netto cambio di passo rispetto allo scorso anno, quando la sinagoga aprì le porte alla cittadinanza. La scelta riflette una percezione di insicurezza e un “clima d’odio crescente” nella città.
Il volantino che celebra l'attacco
Proprio in queste ore, Bologna è al centro di aspre polemiche per un volantino diffuso online dall’associazione Giovani Palestinesi, il quale riporta esplicitamente le frasi “Viva il sette di ottobre, viva la resistenza palestinese”. Si tratta di un’esplicita celebrazione dell’attacco armato che ha provocato le vittime che la Comunità ebraica si appresta a ricordare. Il sindaco, Matteo Lepore, ha condannato l’iniziativa, definendola “un'iniziativa di odio”.
Le posizioni politiche e istituzionali
A margine di una conferenza stampa, il sindaco Lepore è apparso al fianco di Yassine Lafram, presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia. Lafram ha preso le distanze dai recenti disordini, affermando che la sua organizzazione non prende parte a manifestazioni che creano disordine pubblico. Nel frattempo, le forze politiche locali si confrontano su come gestire la protesta, con il capogruppo del Carroccio a Palazzo d’Accursio che ha parlato di “espulsione e re-migrazione” per gli autori di simili slogan.
Un monito silenzioso per la città
Il clima teso ha dunque prodotto conseguenze concrete, spingendo la Comunità ebraica a un raccoglimento riservato. Questo gesto rappresenta un monito silenzioso ma inequivocabile sulla difficoltà di trovare, in questo momento, uno spazio pubblico condiviso per il lutto e la memoria.




