Napoli-Chelsea 2-1, Vergara incanta il Maradona e Hojlund chiude la partita
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Redazione Sport
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Il momento, quello in cui la palla devi incanalarla oltre un portiere di rango mondiale come Robert Sanchez, è sempre carico di una pressione che pochi sanno gestire. Antonio Vergara, invece, lo ha affrontato con una freddezza che ha dell’anomalo per un esordio assoluto in Champions League, trasformandolo in un’immagine di rara classe. Dopo aver utilizzato il proprio fisico per impedire a Moises Caicedo di intercettare il pallone, ha disarcionato con una sobria veronica Wesley Fofana per poi calibrare un preciso incrocio di sinistro nell’angolino, lasciando il numero uno del Chelsea senza possibilità di intervento. Una giocata, la sua, che ha riacceso le speranze del Diego Armando Maradona e che racchiude in pochi, essenziali secondi il ritratto di un calciatore dal carattere già ben definito, capace di imporre la propria personalità nel momento più delicato di una gara equilibrata.
Un talento che non ha paura di farsi sentire
Quella personalità, del resto, Vergara l’aveva già messa in mostra in un’altra occasione significativa, quando l’arbitro di Juventus-Napoli, evidentemente confondendolo con un calciatore straniero, gli si era rivolto in inglese. Una scena che il giovane di Frattaminore, piccolo comune alle porte di Napoli, ha chiuso con una ferma e immediata precisazione: “Prima cosa sono italiano”. Una dichiarazione d’appartenenza che va ben oltre la semplice questione linguistica, proiettandosi su un campo da gioco dove la determinazione sembra essere la sua cifra distintiva. Una qualità che, unita a una tecnica sopraffina, gli ha permesso di lasciare il segno in una serata di importanza capitale per le sorti del club azzurro.
La rimonta completata da Hojlund
Il pareggio firmato dal talento di casa, arrivato dopo l’iniziale vantaggio dei blues ottenuto da Enzo Fernandez, non è rimasto un episodio isolato ma il propellente per una rimonta completa. A sigillare il 2-1 finale, in una partita che aveva visto il Napoli partire in netto svantaggio, ci ha pensato Rasmus Hojlund. L’azione è stata costruita con pazienza sul lato sinistro, dove Mathias Olivera è riuscito a fornire un assist preciso e arretrato sul primo palo per il danese, il quale ha risolto la situazione con un sinistro potente e preciso che ha letteralmente fulminato Sanchez. Una conclusione di potenza pura che ha dato sostanza al cambio di passo della squadra di Antonio Conte, la quale ha saputo reagire dopo un avvio di gara complesso.
L’atmosfera del Maradona come moltiplicatore di forza
A sostenere la riscossa in campo, come spesso accade a Fuorigrotta, c’è stata una tifoseria particolarmente carica, capace di creare un’atmosfera elettrica che non si respirava da tempo. La Curva B, rispondendo alle sollecitazioni dello stesso mister Conte che aveva chiesto un “dodicesimo uomo”, ha esposto all’ingresso in campo uno striscione il cui messaggio era chiaro e diretto: “Ma quale aritmetica, siamo in netta superiorità numerica”. Una dichiarazione che è suonata come un manifesto non solo per la serata ma per l’intero approccio alla competizione, sottolineando come il fattore campo, quando il Maradona è così coinvolto, diventi un moltiplicatore di forza in grado di ribaltare qualsiasi pronostico. Una energia che i giocatori hanno saputo catturare e trasformare in prestazione, uscendo dall’impianto, come auspicato dall’allenatore, a testa alta e con tre punti di fondamentale importanza.




