Torino, scontri al corteo degli studenti: tre minorenni arrestati
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Redazione Interno
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Tre minorenni sono stati arrestati e oltre 50 manifestanti identificati durante il corteo degli studenti che venerdì 16 ottobre ha attraversato il centro di Torino in occasione del No Meloni Day. La manifestazione, organizzata contro le politiche del governo in materia di istruzione, è stata segnata da violenti scontri tra alcuni partecipanti e le forze dell'ordine. Davanti alla prefettura, in piazza Castello, il lancio di pietre, bottiglie e altri oggetti contro gli agenti ha provocato una risposta con idranti, lacrimogeni e cariche di alleggerimento. Alla protesta hanno preso parte anche insegnanti e genitori, intervenuti per separare i ragazzi dai reparti in tenuta antisommossa.
La tensione davanti alla prefettura e l'intervento della polizia
Il corteo era partito da piazza XVIII Dicembre, dopo giorni di occupazioni negli istituti scolastici torinesi. Circa 2.500 studenti hanno attraversato le vie del centro per contestare le scelte dell'esecutivo, chiedendo maggiori investimenti nella scuola pubblica e protestando contro il carovita e l'aumento delle spese militari. Durante il percorso, alcuni manifestanti hanno raggiunto le sedi istituzionali presidiate dalle forze dell'ordine. Un gruppo si è staccato dalla manifestazione principale, mentre alcuni partecipanti si coprivano il volto. In prossimità dello schieramento di polizia sono stati lanciati anche bastoni e uova. Le tensioni si sono concentrate soprattutto nei punti in cui gli agenti impedivano l'avanzamento verso gli edifici pubblici.
In piazza Castello, un sampietrino ha colpito gli scudi degli agenti disposti a protezione della prefettura. L'azione dell'idrante ha investito i manifestanti che si trovavano davanti al cordone di sicurezza. Nonostante l'intervento, alcuni giovani hanno cercato di avanzare fino a pochi metri dai poliziotti, prima di essere respinti. I reparti hanno utilizzato anche gas lacrimogeni, mentre dalla piazza si levavano slogan contro le forze dell'ordine. Gli scontri in questo punto della città sono durati circa dieci minuti. Dopo l'allontanamento del gruppo dalla zona presidiata, alcuni lanci di oggetti sono proseguiti lungo il percorso della protesta.
Professori e genitori formano un cordone per proteggere gli studenti
Tra le immagini più significative della manifestazione c'è quella degli insegnanti che si sono frapposti fisicamente tra i ragazzi e gli agenti. In corso Inghilterra, nei pressi della Città metropolitana, una trentina di docenti ha formato una barriera umana quando il corteo si è trovato davanti a un blocco della polizia. I professori si sono tenuti a braccetto per evitare il contatto diretto tra le due parti. Un intervento analogo è avvenuto durante le tensioni successive, con la partecipazione anche di alcuni genitori. Gli adulti presenti avevano già espresso solidarietà agli studenti durante le occupazioni scolastiche dei giorni precedenti.
La partecipazione degli insegnanti ha accompagnato una protesta che non riguardava soltanto le condizioni materiali degli edifici scolastici. La portavoce della Rete degli studenti medi ha presentato la mobilitazione come una battaglia contro le scelte politiche della destra. Tra le rivendicazioni figuravano una scuola più inclusiva e un confronto effettivo con le istituzioni sulle richieste avanzate dai ragazzi. Anche alcuni professori hanno denunciato la mancanza di risposte concrete e le difficoltà di dialogo con chi vive quotidianamente la scuola. La presenza dei docenti nelle strade ha assunto una funzione pratica durante gli scontri, oltre a rappresentare un sostegno alle ragioni della manifestazione.
Gli arresti e le proteste studentesche nelle altre città
La Questura ha contestato ai tre arrestati il reato di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, procedendo inoltre alla denuncia per porto di oggetti atti a offendere. Due giovani erano in possesso di spray urticanti, mentre il terzo aveva delle pietre. Dagli accertamenti è emerso che uno degli arrestati era già sottoposto alla misura cautelare della permanenza domiciliare per una precedente rapina, con il permesso di uscire dall'abitazione esclusivamente per frequentare la scuola. Le condotte delle persone identificate saranno segnalate all'autorità giudiziaria. Per tutti gli indagati vale il principio della presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva.
Le manifestazioni hanno interessato numerose città italiane, con decine di migliaia di giovani mobilitati contro il governo. A Roma, un gruppo di manifestanti con il volto coperto ha lanciato petardi e bombe carta durante la protesta nei pressi del ministero dell'Istruzione. Nel capoluogo sono state anche bruciate bandiere degli Stati Uniti e di Israele. A Bologna si sono registrate tensioni legate alle occupazioni scolastiche, mentre a Verona sono stati incendiati cassonetti. Gli episodi violenti si sono verificati nell'ambito di mobilitazioni alle quali hanno partecipato anche numerosi studenti che hanno manifestato pacificamente.
Sugli scontri è intervenuta la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che da Bruxelles ha chiesto ai partiti dell'opposizione di condannare esplicitamente le violenze contro le forze dell'ordine, distinguendole dal diritto di manifestare. La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha replicato invitando l'esecutivo a occuparsi delle richieste degli studenti, delle difficoltà economiche delle famiglie e delle condizioni degli edifici scolastici. A Torino, il sindaco Stefano Lo Russo ha chiesto ai partecipanti di isolare i responsabili delle aggressioni. Anche il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha invitato i ragazzi a prendere le distanze dai gruppi violenti, dichiarando la disponibilità al confronto con chi manifesta senza ricorrere alla forza.
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