La F1 valuta modifiche alle nuove regole dopo le critiche dei piloti
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Redazione Sport
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Il Gran Premio d’Australia, primo atto della tanto attesa rivoluzione tecnica della Formula 1, ha sollevato più di un interrogativo, spingendo la Federazione Internazionale dell’Automobile (FIA) a riconsiderare alcuni aspetti del nuovo regolamento. La gara di Melbourne, pur registrando un numero elevato di sorpassi, ben 120 contro i 45 dell’edizione precedente, ha mostrato i limiti di un sistema che molti addetti ai lavori, e non solo, hanno giudicato eccessivamente artificiale. La gestione dell’energia elettrica, cuore pulsante delle nuove power unit che ora erogano potenza in parti uguali tra motore termico e componente ibrida, ha costretto i piloti a un controllo maniacale della vettura, impedendo di fatto quella guida al limite che da sempre caratterizza la massima serie. Si è parlato di sorpassi “da videogioco”, privi della sana bagarre che ci si aspetterebbe, e di una vettura che impone un ritmo innaturale, scandito dalla necessità di ricaricare le batterie piuttosto che dalla pura prestazione.
Le voci dal paddock e l’allarme sicurezza
Nel paddock australiano le opinioni dei protagonisti sono parse da subito divise, sebbene la maggioranza abbia espresso più di una perplessità. Se da un lato Lewis Hamilton, forse agevolato da una Mercedes che ha interpretato al meglio i nuovi dettami, ha parlato di divertimento, dall’altro le critiche di Max Verstappen sono apparse nette e senza appello: il quattro volte campione del mondo, reduce da una rimonta fino al sesto posto, ha ribadito il concetto che “a tutto c’è un limite”, definendo le nuove vetture lontane dall’idea di “vera” Formula 1, quasi fossero “Formula E con gli steroidi”. Non è da meno la posizione di chi, come Esteban Ocon, ha parlato di frustrazione per un tipo di guida troppo legato alla gestione dei flussi energetici, o di chi, come Lando Norris, ha sollevato serie preoccupazioni in merito alla sicurezza: il pilota della McLaren ha paventato il rischio concreto di incidenti gravi, data la differenza di velocità, stimata anche in 40-50 km/h, che si può creare in rettilineo tra una vettura con la batteria carica e un‘altra in fase di ricarica, costretta a un rallentamento improvviso e pericoloso per chi segue.
L’intervento della FIA e lo spettro di modifiche in corsa
Di fronte a un coro di critiche così compatto, la FIA ha deciso di non restare con le mani in mano. Nikolas Tombazis, responsabile del dipartimento monoposto della Federazione, ha confermato che la posizione concordata con i team era quella di raccogliere dati nelle prime uscite per poi valutarli con cognizione di causa. L’intenzione, ora, è quella di rivedere la situazione già dopo il Gran Premio di Cina, in programma in questo fine settimana. Tombazis ha lasciato intendere che esistono già alcune soluzioni, definite “assi nella manica”, pronte per essere discusse con le squadre, senza voler tuttavia procedere a modifiche affrettate che potrebbero rivelarsi controproducenti. Il nodo principale da sciogliere riguarda i limiti di recupero e di rilascio dell’energia: si valutano correzioni al cosiddetto “superclipping” per rendere la ricarica più efficiente e meno penalizzante per chi è in pista, un intervento che potrebbe però rallentare ulteriormente i tempi sul giro o alterare i delicati equilibri progettuali delle power unit.
L’incidente di percorso delle ali mobili a Melbourne
A complicare il quadro tecnico del weekend d’esordio ci ha pensato anche un episodio che ha coinvolto le nuove ali mobili, elemento centrale dell’aerodinamica attiva introdotta quest’anno per ridurre la resistenza all’aria sui rettilinei e compensare la minor energia a disposizione. Già nella notte tra venerdì e sabato, a seguito delle lamentele di alcuni piloti che segnalavano una perdita di carico eccessiva e rischiosa nel tratto curvilineo tra le curve 8 e 9 di Albert Park, la FIA aveva deciso unilateralmente di rimuovere una delle cinque zone di attivazione dell’ala. Una decisione, quella presa da Tombazis, motivata da ragioni di sicurezza e basata sui primi dati raccolti, che avrebbe dovuto trovare applicazione già dalla terza sessione di prove libere. La reazione di diverse squadre, però, non si è fatta attendere: alcune di esse, che avevano correttamente tarato le proprie vetture considerando l’utilizzo di quell’ala in quel punto, hanno contestato una modifica tanto improvvisa quanto penalizzante per chi aveva interpretato al meglio il regolamento. La Federazione, preso atto delle rimostranze e dopo ulteriori analisi, ha fatto marcia indietro, ripristinando lo status quo e rinviando ogni decisione a uno studio più approfondito che proseguirà durante il fine settimana.




