El Niño si intensifica, l'81% di probabilità di un evento eccezionale. Le conseguenze sull'Italia
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Redazione Esteri
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Dopo la conferma dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) delle Nazioni Unite sul rapido sviluppo di El Niño, il NOAA, l'Agenzia federale statunitense per l'oceano e l'atmosfera, ha rilasciato un aggiornamento ufficiale che conferma il progressivo e deciso rafforzamento del fenomeno.
I dati statistici dei modelli previsionali indicano un quadro inedito: esiste l'81% di probabilità che l'evento in corso nel Pacifico equatoriale raggiunga un'intensità eccezionale entro la fine del 2026, posizionandosi come uno dei più forti mai registrati da quando sono attive le misurazioni strumentali.
Il meccanismo fisico di El Niño e le anomalie del Pacifico
Per comprendere la portata di questo annuncio, dobbiamo analizzare la fisica del fenomeno. El Niño rappresenta la fase calda del ciclo naturale ENSO, la Niña-Southern Oscillation. In condizioni normali, i venti Alisei soffiano da est verso ovest lungo l'equatore, accumulando acqua calda nel Pacifico occidentale. Attualmente, l'indebolimento di questi venti ha innescato il processo opposto: una gigantesca massa d'acqua surriscaldata si sta spostando verso le coste del Sudamerica.
Le boe oceanografiche e i rilievi satellitari del NOAA hanno già registrato anomalie termiche superficiali importanti nella regione del Pacifico orientale, con temperature dell'acqua superiori di +2,7 °C rispetto alla norma.
Gli effetti di un "Super El Niño" sul clima globale
Un El Niño di intensità eccezionale tende a spaccare letteralmente in due il comportamento meteo del pianeta, intensificando fenomeni opposti a seconda della geografia dei territori. In particolare, sono attesi scenari di siccità e incendi nel Pacifico occidentale e in America Centrale, con una drastica riduzione delle piogge in Indonesia, nel Sud-est asiatico e in America Centrale.
Al contrario, le coste del Sudamerica, come il Perù che ha già attivato lo stato di emergenza, e gli Stati Uniti meridionali saranno esposti a un surplus di umidità oceanica, con un rischio altissimo di inondazioni, piogge torrenziali e violente mareggiate costiere. La conferma dell'81% di probabilità di un evento "Super El Niño" sottolinea la necessità di pianificare la gestione delle risorse idriche e delle infrastrutture civili a livello governativo.
Possibili conseguenze per l'Italia e l'Europa
Per quanto riguarda l'Italia, gli esperti invitano alla prudenza. Una conseguenza diretta sul clima italiano e sulle temperature che si registreranno, ad esempio a Firenze, non esiste. Non esistono riscontri scientifici che permettano di affermare che un Super El Niño provocherà automaticamente una super estate nelle nostre regioni. Gli effetti, seppur indiretti, potrebbero comunque farsi sentire.
Storicamente, quando in passato si è verificato questo fenomeno, nel Sud dell'Europa si è registrato un clima più estremo, con dei "colpi di frusta" climatici, come lunghi periodi di stress idrico seguiti da piogge particolarmente intense. L'autunno 2026, in particolare, potrebbe manifestarsi con tratti invernali precoci sul comparto euro-atlantico a causa di questa marcata anomalia termica.
Il segnale che arriva dal Pacifico tende ad attenuarsi e viene "filtrato" da una catena complessa di interazioni atmosferiche, quindi non esiste una relazione diretta e affidabile tra la presenza o l'intensità di El Niño e un'estate calda nel Mediterraneo.




