Le imprese italiane e la sfida dell'intelligenza artificiale generativa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Generative AI sta progressivamente rivoluzionando i processi aziendali, in particolare quelli a più alta intensità di conoscenza, sebbene il suo percorso di adozione, come sottolinea una ricerca condotta da AUSED con il Digital Transition Hub dell’Università LIUC, si configuri ancora in una fase iniziale per molte realtà. Lo studio, che ha coinvolto un campione di 54 Chief Information Officer associati ad AUSED, per lo più operanti in regioni del Nord-Ovest come Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Lombardia e con una significativa prevalenza del settore manifatturiero, delinea un panorama di cambiamento culturale ancora agli albori. L'intelligenza artificiale, d'altronde, è ormai parte integrante dell'ecosistema aziendale e sta ridefinendo, in modo profondo e talvolta impercettibile, le modalità con cui si lavora, si assumono decisioni e si costruisce valore.

Oltre la generazione di contenuti: la nuova frontiera agentica

Mentre la Generative AI, nonostante la diffusione ancora limitata, ha già trovato applicazione in numerose organizzazioni, una nuova frontiera si sta affacciando con forza crescente: si tratta dell’Agentic AI, la quale, superando i confini della mera produzione di contenuti, è capace di agire in autonomia, orchestrando flussi di lavoro complessi e interagendo in modo dinamico con altri sistemi e con le persone stesse. Questa evoluzione, che promette di automatizzare interi processi decisionali, rappresenta un salto quantico le cui implicazioni sono solo in parte esplorate.

I numeri di una crescita tumultuosa e il nodo della fiducia

La corsa all'adozione di queste tecnologie è peraltro confermata dai dati, che testimoniano una crescita tumultuosa: secondo quanto riportato da Forbes Italia, l'adozione dell'IA nelle aziende italiane è aumentata del 34% nell'ultimo anno, con più della metà del top management che ha già registrato benefici concreti, in termini di riduzione dei costi e aumento dei profitti. Il mercato nazionale dell'IA, con un valore attuale di 1.200 milioni di euro, risulta quasi sei volte superiore a quello del 2018. Una trasformazione così rapida, tuttavia, solleva interrogativi ineludibili, primo fra tutti quello relativo alla fiducia che è possibile riporre in sistemi tanto pervasivi; questione che chiama in causa la necessità di costruire framework etici solidi, capaci di garantire un utilizzo rispettoso dei principi democratici fondamentali.

Il caso lombardo: un raddoppio in due anni

Un'ulteriore conferma della diffusione accelerata del fenomeno giunge da un'indagine di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza, la quale rivela come, in un arco di tempo di soli due anni, la quota di aziende che utilizzano l'intelligenza artificiale sia più che raddoppiata, passando da un quarto a un significativo 54 per cento. Oltre un terzo di queste imprese, concentrandosi su marketing e pubblicità, ne fa un uso strategico per la promozione, mentre altri ambiti di applicazione rilevanti includono lo sviluppo e l'innovazione di prodotto, l'analisi dei dati e la gestione delle relazioni con la clientela e delle vendite.

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