La nuova mappa politica dei giovani e il caso dell'attivista conservatore
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Redazione Economia
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Mentre le indagini sull'omicidio dell'attivista Charlie Kirk, ucciso lo scorso 10 settembre durante uno dei suoi dibattiti in un'università, procedono per stabilire le precise dinamiche e le responsabilità, un dato sembra emergere con chiarezza dalle dichiarazioni investigative: il movente dell'aggressione, stando a quanto ricostruito, avrebbe radici nella fede religiosa della vittima. Un episodio che, al di là degli sviluppi giudiziari, ha riacceso il dibattito sul clima culturale negli atenei statunitensi, da tempo considerati roccaforti del pensiero liberal. Kirk, che aveva fatto del motto «Prove me wrong» il perno delle sue apparizioni pubbliche, rappresentava infatti quella frangia conservatrice che cerca il confronto diretto in ambienti ritenuti ostili, trovando spesso un riscontro inaspettato.
Le ricerche citate da più parti, del resto, confermano un predominio delle idee progressiste nelle istituzioni accademiche, un fenomeno che alcuni osservatori non esitano a definire una vera e propria «colonizzazione». È in questo contesto che l'uccisione di Kirk assume un valore simbolico potentissimo, arrivando a essere interpretata come l'estrema conseguenza di un clima di intolleranza. A suffragio di questa tesi, vengono portate le posizioni di alcuni intellettuali, come quelle del matematico Odifreddi, le quali, secondo alcuni critici, dimostrerebbero come persino il sostenere il valore oggettivo del reale sia ormai percepito da certi ambienti come un atto violento.
Tuttavia, il panorama sta cambiando rapidamente. Contrariamente a un luogo comune duro a morire, che vede i giovani naturalmente schierati a sinistra, diversi indicatori segnalano una significativa inversione di tendenza. Quella fascia d'età che dal Sessantotto è stata tradizionalmente associata alle battaglie progressiste sta mostrando, secondo alcune analisi, un crescente avvicinamento a posizioni conservatrici. Non si tratta solo del fenomeno Kirk, ma di un movimento più ampio che, favorito anche dai social media, sta dando visibilità a influencer tradizionalisti – come la pro life italiana Anna Bonetti – i quali intercettano un malcontento e un desiderio di valori differenti.




