Kyev in piazza contro Zelensky, la protesta per il ministro della Difesa rimosso

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Più di mille persone si sono radunate davanti all'ufficio presidenziale a Kiev, e manifestazioni simili si sono svolte a Dnipro, Odessa, Leopoli e in altre quindici città dell'Ucraina, per protestare contro una decisione che ha scosso il paese nel pieno del conflitto con la Russia: la rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, operata dal presidente Volodymyr Zelensky nell'ambito di un rimpasto di governo più ampio che ha portato anche alla nomina del nuovo primo ministro Serhii Koretskyi.

La scelta ha innescato una reazione a catena, con cartelli come "Ridateci Fedorov" e cori che hanno invaso le piazze, segnando una delle rare e più significative contestazioni pubbliche dall'inizio dell'invasione su larga scala, un evento tanto più straordinario in un paese soggetto alla legge marziale.

Il ministro dei droni e lo scontro con il generale Syrskyi

Al centro della tempesta politica c'è la figura di Mykhailo Fedorov, trentacinquenne, considerato l'architetto della modernizzazione tecnologica delle forze armate e il principale artefice della cosiddetta "rivoluzione dei droni", che ha permesso all'Ucraina di colpire in profondità obiettivi strategici russi.

La sua popolarità, costruita in precedenza come ministro della Trasformazione digitale, era legata alla capacità di snellire la burocrazia, rendere trasparenti gli appalti e mettere in comunicazione startup, produttori e reparti operativi; tuttavia, il suo mandato alla Difesa, durato appena sei mesi, si è consumato in un conflitto sotterraneo con il comandante in capo delle forze armate, il generale Oleksandr Syrskyi, una figura più tradizionalista e incline a una struttura di comando centralizzata.

In una tesa conferenza stampa, Fedorov ha reso pubblico lo scontro, accusando Syrskyi di aver bloccato sistematicamente le sue iniziative di riforma e di aver imposto a Zelensky un ultimatum, mentre il presidente avrebbe scelto di mantenere il generale al suo posto nonostante le divergenze.

Pur riconoscendo il ruolo di Syrskyi nella difesa del paese nel 2022, l'ex ministro ha sostenuto che la guerra è cambiata e ha rivendicato la necessità di un approccio basato su dati, autonomia dei comandanti e rapida sostituzione delle tecnologie obsolete, contrapponendo il suo modello a quello di un esercito più rigido e gerarchico.

L'effetto domino: dimissioni e crisi di fiducia

La decisione di Zelensky non ha provocato soltanto la reazione della piazza, ma ha innescato un vero e proprio effetto domino all'interno dell'establishment militare e del ministero. Il colonnello Pavlo Yelizarov, vicecomandante dell'Aeronautica e figura chiave nello sviluppo della guerra con i droni, ha rassegnato le dimissioni definendo la rimozione del ministro "un grande male" per la difesa del paese.

Allo stesso modo, Serhii Sternenko e Serhii "Flash" Beskrestnov, rispettivamente consigliere per i droni e specialista di guerra elettronica, hanno annunciato la fine della loro collaborazione con il dicastero, disperdendo quella rete di competenze che Fedorov aveva pazientemente costruito.

La protesta, pertanto, non è solo un plebiscito per un singolo uomo, ma rappresenta il timore che l'intero programma di innovazione, basato su un collegamento diretto tra chi combatte e chi produce, possa naufragare. In una guerra dove la tecnologia evolve in pochi mesi, la perdita simultanea di programmi, appalti e competenze rischia di allungare i tempi necessari per trasformare un prototipo efficace in uno strumento disponibile su larga scala per le truppe.

Il presidente Zelensky, che ha comunque rivendicato il diritto dei cittadini a protestare in democrazia anche in tempo di guerra, ha nominato ad interim alla Difesa Yevhen Khmara, un militare proveniente dai servizi di sicurezza, una scelta che non ha placato gli animi e che dovrà essere ratificata dal parlamento.

Un nuovo fronte interno per Kiev

La vicenda ha quindi aperto un nuovo fronte interno per la leadership ucraina, mettendo in luce le profonde tensioni tra l'ala riformista e l'apparato militare più conservatore, in un momento in cui il paese cerca di consolidare il proprio vantaggio tecnologico per compensare la disparità di forze con la Russia.

Le immagini delle piazze gremite, con cartelli che contestano la Costituzione e la gestione del potere, rappresentano una sfida politica inedita per Zelensky, il quale si trova a dover gestire le conseguenze di un rimpasto che, invece di ricompattare il fronte interno, ha esacerbato le divisioni e trasformato un conflitto istituzionale in una crisi di fiducia pubblica.

La domanda che ora molti si pongono è se il presidente sarà in grado di ricostruire quella coesione necessaria per portare avanti lo sforzo bellico, mentre l'innovazione tecnologica, che era diventata un simbolo della resistenza ucraina, rischia di essere sacrificata sull'altare degli equilibri di potere interni.

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