Dakar 2026, l'ennesima beffa per Lategan mentre Ekström brilla ad Al Henakiyah

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nell’undicesimo atto di questa Dakar 2026, il percorso da Bisha ad Al Henakiyah, snodandosi per 346 chilometri cronometrati attraverso un terreno per il 90% compatto e insidioso, ha prodotto l’ennesimo, drammatico scossone nella generale Auto, confermando come nella corsa saudita nessuna posizione, per quanto apparentemente solida, possa dirsi al sicuro fino all’arrivo finale a Yanbu. Mentre la coppia svedese composta da Mattias Ekström ed Emil Bergkvist ha colto il suo secondo successo di tappa in pochi giorni, un vero disastro ha invece colpito Henk Lategan, il quale, dopo aver navigato a lungo nei piani alti della classifica, ha visto svanire ogni ambizione a causa di una perdita di tempo impressionante, quantificata in oltre un’ora e mezza di ritardo.

Il crollo di un protagonista e il controllo dei leader

L’episodio che ha riguardato Lategan, del tutto inaspettato data la sua costanza nelle precedenti frazioni, riassume alla perfezione l’imprevedibilità della gara, dove un singolo errore di navigazione o un guasto meccanico possono annullare settimane di preparazione. Al contrario, l’esperienza di Nasser Al-Attiyah, il quale, assieme al suo copilota Mathieu Baumel, ha mantenuto un atteggiamento di grande controllo pur classificandosi soltanto diciassettesimo nel giorno, gli ha permesso di conservare con relativa tranquillità la leadership generale, gestendo i rischi di una speciale che, non a caso, rappresentava l’ultima opportunità per le vetture di usufruire del “Pit Stop” regolamentare per il cambio degli pneumatici.

Il duello nelle moto si fa sempre più serrato

Sul fronte delle due ruote, dove lo statunitense Skyler Howes ha centrato il suo primo successo di tappa in carriera alla Dakar, la lotta per il comando ha registrato un altro ribaltamento. Luciano Benavides, approfittando forse di una giornata di minor aggressività da parte del rivale Ricky Brabec, è infatti risalito in vetta alla classifica, riaccendendo una sfida che, con sole due frazioni residue, promette di risolversi all’ultimo chilometro. L’andamento della gara, del resto, dimostra come i piloti stiano ormai conducendo una sorta di melina strategica, dosando le energie e calcolando i rischi in vista dello sprint decisivo, senza per questo rinunciare a lanciare segnali di forza quando le condizioni lo consentono.

Il terreno e la navigazione come arbitri del destino

Ciò che emerge con chiarezza, osservando gli sviluppi di questa tappa, è il ruolo primario svolto dalla complessità del tracciato e dalla difficoltà della lettura del road-book, elementi che continuano a fare la differenza più della potenza pura dei mezzi. I percorsi “spigolosi”, come sono stati definiti, uniti alle trappole di navigazione che punteggiano il deserto, rimangono i veri giudici di questa competizione, capaci di premiare la concentrazione e di punire ferocemente la minima distrazione, come purtroppo ha dovuto constatare sulla sua pelle Henk Lategan, il cui rally è praticamente finito oggi non per mancanza di talento, ma per un incidente di percorso tipico della crudezza di questa manifestazione.

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