Netanyahu: senza il disarmo di Hamas, la forza è l'unica opzione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il cessate il fuoco offre un barlume di speranza, come testimoniato dalle parole di un tredicenne di Deir al Balah che ha dichiarato di essersi “sentito felice” all’annuncio della tregua, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha posto condizioni nette per qualsiasi sviluppo futuro. “Hamas sarà disarmato e Gaza sarà smilitarizzata”, ha affermato, riprendendo i punti cardine del piano promosso dall’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Netanyahu, il quale ha osservato che il gruppo “ha accettato l’accordo solo quando ha sentito che la spada era sul suo collo, e lo è ancora”, ha chiarito senza ambiguità che, qualora l’obiettivo del disarmo non venisse raggiunto pacificamente, verrebbe perseguito comunque, ricorrendo alla forza.

L'architetto dell'intesa

Sullo sfondo di queste dichiarazioni, che minacciano esplicitamente un ritorno delle ostilità, si staglia la figura di Jared Kushner. Egli, pur non ricoprendo un incarico ufficiale nell’attuale governo statunitense, è stato indicato come uno degli artefici dell’intesa. Braccio destro dell’inviato speciale per il Medio Oriente, la sua discesa in campo ha impresso un’accelerazione decisiva ai negoziati, dimostrando come la diplomazia parallela possa a volte aprire varchi inaspettati.

Le voci dalla Striscia

La reazione alla notizia dell’accordo, che mira a garantire una tregua e porre fine al conflitto, ha trovato espressione nelle voci di chi, come i bambini di Gaza, ne subisce le conseguenze più profonde. Le loro parole, raccolte sul campo, restituiscono un frammento di quella quotidianità stravolta dove un semplice annuncio può suscitare un’emozione intensa, seppur precaria, di sollievo.

Le reazioni politiche

Oltre i confini del Medio Oriente, l’intesa è stata accolta come un segnale positivo. Il sindaco di Napoli e presidente dell’Anci Gaetano Manfredi ha definito il momento “importantissimo”, paragonandolo a un “seme” gettato nella direzione di una “pace giusta”. Ha espresso, inoltre, l’auspicio che con la liberazione degli ostaggi e la fine delle operazioni militari si possa “ritornare all’umanità”, sottolineando come il mondo intero abbia un estremo bisogno di questo valore.

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