Bonus colonnine elettriche 2026, come ottenere l’80% di rimborso per la ricarica a casa
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Redazione Economia
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Il sostegno alla mobilità elettrica nel nostro paese, come noto, passa anche attraverso la possibilità di installare una colonnina di ricarica in ambito domestico, e il 2026 si apre con una buona notizia per chi intende compiere questo passo. Il cosiddetto Bonus Colonnine Domestiche, l’incentivo che copre l’acquisto e la posa in opera delle infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, è stato infatti confermato e prorogato fino al 2030 dal DPCM Automotive del 10 giugno 2026.
La misura, che mantiene inalterata la sua generosa intensità, rappresenta un’opportunità concreta sia per i singoli privati che per i condomìni, sebbene, come spesso accade in questi casi, sia necessario attendere i provvedimenti attuativi che definiranno le modalità e le date precise per la presentazione delle domande.
Come funziona l’incentivo e quali importi sono previsti
Il funzionamento del bonus è, in sostanza, piuttosto lineare. Il contributo concesso è pari all’80% delle spese sostenute per l’acquisto e l’installazione della colonnina o wallbox, compresi gli eventuali lavori accessori e di adeguamento dell’impianto elettrico. La percentuale, va detto, è uguale per tutti, ciò che cambia è il tetto massimo di spesa rimborsabile. Per le persone fisiche, che installano un punto di ricarica ad uso esclusivamente privato e non accessibile al pubblico, il limite massimo è fissato a 1.500 euro.
Una cifra che, considerata la copertura all’80%, si traduce in un rimborso che può coprire gran parte dell’investimento necessario per una wallbox domestica di media potenza, tipicamente compresa tra i 3 kW e i 22 kW. Per i condomìni, invece, la situazione è differente, poiché il limite massimo di spesa viene innalzato fino a 8.000 euro per gli interventi realizzati sulle parti comuni dell’edificio, come i box auto o i parcheggi condivisi.
Le spese ammissibili e i requisiti tecnici per la colonnina
È importante sottolineare che il bonus non copre unicamente il costo della colonnina in sé, ma si estende a una serie di voci di spesa strettamente connesse all’installazione. Rientrano nel computo delle spese agevolabili, ad esempio, gli impianti elettrici dedicati, le opere murarie strettamente necessarie, la progettazione, la direzione lavori, i collaudi e persino i costi per la connessione alla rete elettrica tramite l’attivazione di un nuovo POD (point of delivery).
Per poter accedere al contributo, tuttavia, l’infrastruttura di ricarica deve essere nuova di fabbrica, di potenza standard e, aspetto fondamentale, deve essere installata da un elettricista qualificato che rilasci la dichiarazione di conformità (DiCo) dell’impianto, a norma del DM 37/2008. Non sono invece ammissibili le spese per imposte, tasse o l’acquisto di terreni e immobili.
La procedura di richiesta e i pagamenti tracciabili
Sebbene il bonus sia stato rifinanziato e prorogato, al momento la piattaforma telematica gestita da Invitalia, che si occupa dell’istruttoria e dell’erogazione dei fondi per conto del MIMIT, non è ancora attiva per le nuove richieste. Una volta riaperto lo sportello, la domanda andrà presentata esclusivamente online, accedendo all’area riservata con le proprie credenziali SPID, CIE o CNS.
Un punto cruciale riguarda le modalità di pagamento: per ottenere il rimborso, è obbligatorio saldare tutte le fatture con strumenti tracciabili, come bonifico bancario o carta di credito, e conservare la relativa ricevuta. Il pagamento in contanti, in questo contesto, non è ammesso. L’importo spettante verrà accreditato in un’unica soluzione sul conto corrente del beneficiario entro 90 giorni dalla data di chiusura dello sportello per la presentazione delle domande.
Le risorse disponibili per il quinquennio 2026-2030
Il DPCM Automotive ha stanziato per questa misura un fondo complessivo di 68 milioni di euro per il periodo 2025-2030. Le risorse, nello specifico, sono ripartite come segue: 10 milioni di euro residui dal 2025, 5 milioni per il 2026, 15 milioni per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029, e infine 8 milioni per il 2030. Con una dotazione di 5 milioni per il corrente anno, è quindi lecito attendersi che lo sportello possa esaurirsi in tempi rapidi, visto il forte interesse per la misura.
Per questo motivo, a chi fosse interessato all’incentivo, potrebbe convenire preparare già la documentazione necessaria e monitorare le comunicazioni ufficiali del Ministero e di Invitalia per non farsi trovare impreparati all’apertura della piattaforma.




