Samsung fissa la data per l’Unpacked di San Francisco: il 25 febbraio sarà la volta del Galaxy S26, e del salto verso i 2 nanometri
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La casa di Suwon ha rotto il silenzio. Dopo mesi di indiscrezioni, congetture e qualche inevitabile smentita di facciata, Samsung ha ufficialmente inchiodato il calendario: sarà il 25 febbraio, a San Francisco, il momento in cui il sipario si alzerà sulla nuova famiglia Galaxy S26 -4-6. La location, quella consueta per i lanci di grido, ospiterà un evento Galaxy Unpacked che, come da prassi ormai consolidata, sarà interamente seguibile in diretta streaming — sia attraverso il portale istituzionale del colosso sudcoreano, sia attraverso il relativo canale YouTube — e che vedrà sfilare sul palco il modello base, il S26+ e il grande dominus della gamma, quel S26 Ultra che anche quest’anno è chiamato a issare l’asticella della competizione -1-4. La scelta della data, cadendo esattamente a un mese di distanza dal Mobile World Congress di Barcellona, pare voler ritagliare una ribalta esclusiva e senza interferenze per quella che sarà la prima piattaforma mobile al mondo a montare un processore realizzato con processo produttivo a 2 nanometri -4.
La vera pietra angolare dell’intera operazione S26, ed è qui che il confronto tecnologico si fa serrato, risiede infatti nel cuore pulsante dei dispositivi. Samsung, secondo quanto ormai acclarato da molteplici fonti vicine ai canali di fornitura, adotterà una strategia a doppio binario: il processore proprietario Exynos 2600, realizzato appunto con i nuovi e sofisticati macchinari a 2 nm, equipaggerà il grosso delle unità di S26 e S26+ destinate ai mercati europei, asiatici (Corea compresa) e ad altre aree selezionate -2-4-9. Questo chip, che la casa dichiara in grado di incrementare la potenza di calcolo della CPU del 39% e quasi di moltiplicare per 2,2 le prestazioni del comparto NPU dedicato all’intelligenza artificiale, rappresenta un azzardo produttivo e commerciale di dimensioni ragguardevoli; l’obiettivo dichiarato è quello di emanciparsi dalla dipendenza da Qualcomm, ma il banco di prova sarà l’affidabilità reale e l’efficienza termica sul lungo periodo -4. Il S26 Ultra, invece, farà eccezione e monterà in maniera uniforme su tutto il globo il nuovo Snapdragon 8 Elite Gen 5, soluzione questa che replica la strategia già vista con la generazione S25 e che sottrae gli utenti del top di gamma dall’annoso dilemma della parità prestazionale tra le due architetture -1-9.
Se il processore segna un cambio di paradigma nella litografia, il resto della scheda tecnica racconta di un’evoluzione più prudente, quasi conservativa. I display resteranno ancorati alla tecnologia Dynamic AMOLED 2X con refresh a 120 Hz, sebbene protetti dal nuovo vetro Gorilla Armor 2, e le dimensioni dello schermo subiranno solo ritocchi marginali, con il solo Ultra che crescerebbe fino a sfiorare i 6,9 pollici -1-2-7. Le capacità delle batterie, ed è questo uno degli aspetti che ha maggiormente fatto discutere gli analisti, rimangono sostanzialmente congelate: 4.300 mAh per il modello base, 4.900 per il Plus e 5.000 per l’Ultra, valori identici a quelli della serie uscente e che stride con l’incremento dei consumi che ci si aspetterebbe da una piattaforma a 2 nm, almeno finché i test empirici non dimostreranno il contrario -2-7. Il fronte della ricarica rapida, sebbene migliorato sul modello di punta — dove si passa da 50 a 60 watt — resta distante anni luce dalle soluzioni cinesi oramai vicine ai 150 watt, e la mancata integrazione nativa del magnetismo Qi2 nel telaio, compensata solo dall’uso di custodie accessorie, ha già sollevato piú di un malumore tra i frequentatori assidui dei forum specializzati -1-2.
Sul versante fotografico, Samsung ha optato per una continuità quasi assoluta nei sensori. Il S26 e il S26+ manterranno la configurazione a tripla fotocamera con principale da 50 megapixel, mentre l’Ultra continuerà a sfoggiare il colosso da 200 MP sul retro, abbinato a due teleobiettivi e a un nuovo sensore grandangolare da 50 MP -2-7. L’innovazione, semmai, sarà demandata all’elaborazione computazionale e alla suite Galaxy AI, che con l’avvento della One UI 8.5 — interfaccia basata su Android 16 e pronta al debutto proprio sui nuovi arrivati — dovrebbe introdurre strumenti di editing generativo ancora più pervasivi e una gestione contestuale delle notifiche -5-10. Ed è proprio all’interno di questo ecosistema software, e nei meandri del nuovo pannello, che si cela il cavallo di battaglia del S26 Ultra: la funzione Privacy Display, tecnologia Flex Magic Pixel in grado di oscurare completamente la visuale dello schermo per chiunque tenti di guardarlo da un angolo superiore ai 30 gradi, lasciando però intatta la leggibilità per l’utente frontale -3-8. Una feature, questa, che integra sensori hardware dedicati e algoritmi di intelligenza artificiale locale per attivarsi in automatico all’apertura di applicazioni sensibili come le app bancarie, e che Samsung potrebbe decidere — suscitando non poche perplessità tra gli addetti ai lavori — di blindare come esclusiva del solo modello Ultra, trasformando cosí uno strumento di sicurezza in un elemento distintivo di prezzo -3-8.




