Trump, i 42mila morti e quel vangelo rovesciato: la Russa difende Meloni («non poteva tacere»)

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La telefonata che non c’è stata, o forse sì, tra Donald Trump e Giorgia Meloni ha lasciato scie diplomatiche più lunghe del previsto. Il presidente americano – tornato alla Casa Bianca ormai da più di un anno, un dettaglio che non fa più notizia ma che definisce il peso di ogni sua parola – ha scelto una cifra precisa, 42mila, per rivolgersi al Papa, quasi un’inutile provocazione: «Avvisatelo», avrebbe detto, come se il pontefice avesse bisogno di un tramite terreno per conoscere il numero di morti in una guerra che Trump dà ormai per prossima alla conclusione. Quella guerra, naturalmente, è quella in Iran, un conflitto che il tycoon descrive in fase di «smanellamento finale», usando un lessico da costruttore più che da statista.

L’effetto, a Roma, è stato quello di una bomba a frammentazione. Non tanto per il merito – la Casa Bianca e il Vaticano hanno canali ben più sottili di un avviso via social – quanto per la forma: il presidente americano ha parlato come se l’Italia fosse una tappa di una sua tournée, e la premier un’interprete silenziosa. Ma Giorgia Meloni, che ha costruito la sua immagine internazionale sulla capacità di non piegarsi, non ha potuto restare in silenzio. A dirlo, con una schiettezza quasi affilata, è stato il presidente del Senato Ignazio La Russa, intervenuto a margine della presentazione di un volume al Senato.

La Russa: «Nei rapporti d’amicizia la chiarezza è d’obbligo»

«Meloni non poteva stare in silenzio dopo le parole di Trump sul Papa», ha tagliato corto La Russa. E ha aggiunto, con quella cadenza che mescola la militanza politica a un realismo da ex magistrato militare, che «non c’è niente di insanabile». Il punto, per il presidente dell’Assemblea di Palazzo Madama, è che la premier conosce bene le regole non scritte delle alleanze: «Nei rapporti d’amicizia la chiarezza è d’obbligo». Una frase che suona quasi come un promemoria per l’inquilino della Casa Bianca, abituato a considerare i silenzi altrui come taciti assensi. Meloni, invece, ha scelto la strada opposta: una presa di distanza pubblica, misurata nei toni ma inequivocabile nella sostanza, che La Russa ha definito inevitabile («non avrebbe mai potuto»).

Intanto, sullo sfondo, la pressione internazionale sull’Iran non si allenta anzi, si irrigidisce. Il Tesoro americano ha deciso di non prorogare le esenzioni sul petrolio iraniano, una mossa che stringe ulteriormente la morsa su Teheran mentre si aprono spiragli di dialogo. I colloqui tra Israele e Libano a Washington sono stati definiti «costruttivi», e la prospettiva di un secondo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran – stavolta forse a Islamabad, già a partire da giovedì – tiene accesa una flebile luce diplomatica. Lo stesso Trump ha parlato di possibili incontri in Pakistan nei prossimi giorni, un’apertura che contrasta con il suo proclama sulla guerra «quasi finita». Ma nelle sue dichiarazioni, come spesso accade, coesistono il macellaio e il mediatore.

Satelliti cinesi e cronaca nera: il quadro italiano tra arresti e violenze

Il riassunto delle notizie delle 16.30 di Tgcom24, da cui emergono questi aggiornamenti, allarga lo sguardo ad altri fronti. Si parla di satelliti cinesi forniti all’Iran per colpire obiettivi statunitensi – un’accelerazione tecnologica che modifica gli equilibri di un conflitto asimmetrico – e poi, tornando in Italia, di numeri che raccontano un Paese ferito. A Roma, tredici arresti per droga, un’operazione che ha tirato in ballo persino un ex esponente della banda della Magliana, fantasma di un’altra Roma, quella degli anni di piombo e piazza pulita. Più a nord, un uomo ha lanciato la moglie dal balcone per poi gettarsi lui stesso: cronaca nera trattata senza dettagli espliciti, ma con l’attenzione agli sviluppi giudiziari che verranno.

A Massa Carrara, intanto, una fiaccolata ha ricordato Giacomo, un nome che da solo dice tutto e niente, ma che per chi abita quelle strade è diventato sinonimo di una violenza giovanile su cui il ministro Piantedosi ha chiesto di «riflettere». Non una svolta, non un annuncio: una sospensione del giudizio. E poi una frana a Niscemi, tredici indagati, il terreno che cede e le responsabilità che si cercano.

La sfida Ue sull’età digitale e il debito che non scende

Sul piano europeo, il Fmi certifica un paradosso: cala il deficit ma il debito continua a salire, una divergenza che gli economisti definiscono «da manuale» ma che i governi faticano a correggere. E mentre la Champions League spedisce Psg e Atletico Madrid in semifinale – un dettaglio sportivo che non cambia la vita di nessuno, ma che serve a ricordare che il mondo va avanti anche mentre i potenti litigano – Bruxelles prepara un’app per il controllo dell’età sui social network. Un’iniziativa che molti definiscono già «vittima del proprio stesso buon senso»: perché l’Ue pensa di regolare ciò che non è mai riuscita a capire.

La Russa, dal canto suo, ha chiuso la sua breve parentesi con una certezza: «Meloni sa benissimo che nei rapporti d’amicizia la chiarezza è d’obbligo». Una lezione che Trump, che ama definirsi un amico prima ancora che un presidente, farebbe bene a mettere in agenda. Se mai la troverà, tra una dichiarazione di guerra quasi finita e un avviso al Papa.

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