Barcellona furioso con gli arbitri: dall'Inter all'Atletico, gli episodi del reclamo alla Uefa

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il conto, per il Barcellona, sembra non tornare mai. E la sconfitta interna per 0-2 contro l'Atletico Madrid, nell'andata dei quarti di finale di Champions League, ha rappresentato l'ennesima goccia, quella che potrebbe far traboccare un vaso di risentimenti accumulati negli anni. Più che la doccia fredda per il risultato, all'interno del club blaugrana serpeggia una rabbia profonda, quasi viscerale, nei confronti della direzione di gara affidata al rumeno Istvan Kovacs e al Var gestito dal tedesco Christian Dingert. Il fulcro della contestazione, destinata a confluire in un reclamo formale alla Uefa, non è tanto l'espulsione del giovane Pau Cubarsi, bensì un episodio che, a sentire i catalani, grida vendetta: il pasticcio in area di rigore tra il portiere Juan Musso e il difensore Marc Pubill. Quando Musso ha tentato il rinvio dal fondo, Pubill ha letteralmente fermato il pallone con la mano per poi rimetterlo in gioco, un'azione, questa, che per la normativa rappresenterebbe un palese fallo di mano: il Var, nonostante il parere opposto di tutto lo stadio, ha scelto di non intervenire, lasciando che il gioco proseguisse come se nulla fosse accaduto.

La frustrazione, come riportano diverse testate iberiche, è alimentata dalla convinzione che il metro di giudizio sia stato tutt'altro che equo. Il club catalano, nel suo prossimo esposto, sottolineerà come quell'intervento di Pubill – già ammonito nel corso del primo tempo – non fosse solo un rigore netto, ma anche un passivo per una seconda ammonizione che avrebbe significato, di fatto, l'espulsione del difensore e la conseguente parità numerica per il resto della partita. A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato il tecnico Hansi Flick, che nella conferenza stampa post-partita ha usato parole pesanti, quasi taglienti: "Non capisco perché il Var non sia intervenuto. A cosa serve allora? Doveva essere rigore, secondo giallo e quindi espulsione. È inaccettabile". L'allenatore tedesco, nel suo sfogo, ha anche sottolineato la provenienza del Var – "era tedesco, grazie Germania" – insinuando una parzialità che per lui sarebbe stata fin troppo evidente.

Il dossier dei torti subiti: il ricordo dell'Inter riemerge nel reclamo

Questa, però, non è una semplice reazione a caldo. La strategia del Barcellona è più articolata e parte da lontano. Secondo quanto scrive il quotidiano As, il reclamo che il club si appresta a inviare alla sede di Nyon non si limiterà agli episodi di mercoledì sera, ma si trasformerà in un vero e proprio dossier, un'agenda di "lamentele storiche" che affonda le radici in passate eliminazioni. Nel mirino, ancora una volta, finiscono due gare contro l'Inter, a dimostrazione di come i rapporti diplomatici (e non solo) tra i due club siano da tempo incrinati da episodi arbitrali controversi. La memoria corre veloce alla semifinale della scorsa stagione, un match ricco di veleni in cui il Barcellona si sentì tradito dall'operato del polacco Szymon Marciniak. In quell'occasione, l'arbitro fu richiamato al Var per assegnare un rigore contro proprio Cubarsi per un fallo su Lautaro Martinez, ma ignorò – secondo la versione catalana – un penalty altrettanto netto su Lamine Yamal per un intervento di Henrikh Mkhitaryan e un fallo di Denzel Dumfries su Gerard Martin nell'azione che portò al pareggio nerazzurro.

Ma il risentimento non si ferma alla scorsa primavera. Il dossier blaugrana si arricchisce di un altro capitolo, risalente alla fase a gironi della stagione 2022. Anche quella volta, a San Siro, il Barcellona uscì sconfitto (1-0) con un gol di Hakan Calhanoglu. E anche quella volta, i catalani protestarono a gran voce per un celebre tocco di mano di Denzel Dumfries, che Slavko Vincic (coadiuvato dal Var) non ritenne punibile per mancanza di chiarezza nelle immagini, oltre a un gol annullato a Pedri per un precedente tocco di mano di Ansu Fati. Sono questi, in sostanza, i fantasmi che il Barcellona intende evocare per dimostrare quella che considera una persecuzione arbitrale sistemica.

La strategia della protesta: un atto politico più che giudiziario

Nonostante la furia esibita pubblicamente e le dichiarazioni roboanti del presidente in carica Rafael Yuste – il quale ha parlato di un "rigore chiarissimo" definendo "incredibile" la mancata concessione – gli addetti ai lavori sanno bene che i margini di manovra sono ristrettissimi. Il reclamo alla Uefa, che verrà probabilmente discusso in sede tecnica, difficilmente potrà cambiare il risultato dell'andata o far annullare l'espulsione rimediata da Cubarsi. Fonti vicine all'organismo europeo hanno fatto sapere che la risposta a un eventuale reclamo formale sarebbe una semplice "cortesia" istituzionale, ma che non ci sarà alcuna riapertura del caso o modifica del verdetto del campo.

L'obiettivo reale del Barcellona, come ha avuto modo di spiegare un esperto di diritto sportivo citato dalla stampa, è di natura squisitamente politica. "Non si tratta di un procedimento disciplinare", ha chiarito il legale, "è una mossa per mostrare il proprio disaccordo e, si spera, influenzare le scelte della commissione arbitrale per le prossime partite". In sostanza, il club catalano cerca di fare massa critica, di creare un precedente mediatico tale da costringere la Uefa a essere più "attenta" nella scelta dei fischietti per il match di ritorno all'Metropolitano, sperando che situazioni dubbie non vengano più interpretate in modo sfavorevole. Yuste lo ha ammesso chiaramente: "Dobbiamo denunciarlo perché altrimenti non ci sarà alcun miglioramento". E di miglioramento, almeno secondo la dirigenza blaugrana, ce n'è estremo bisogno, considerando che il club sente di non avere più quell'influenza nell'Europa del calcio che forse aveva in passato.

Flick e l'enigma dell'espulsione: tra regolamento e interpretazione

Resta da analizzare, in questo marasma di polemiche, il caso specifico dell'espulsione di Pau Cubarsi, l'unico episodio su cui, tecnicamente, il Var è effettivamente intervenuto. Inizialmente sanzionato con il cartellino giallo per un intervento in scivolata su un attaccante dell'Atletico, il difensore è stato poi giustamente richiamato e allontanato dal campo dopo la revisione al monitor da parte di Kovacs. Sulla dinamica, Flick ha mantenuto un profilo più basso, sebbene non meno critico: "Non sono sicuro che il contatto fosse sufficiente, il pallone era già oltre", ha commentato il tecnico, sollevando il dubbio sulla reale pericolosità dell'azione e quindi sulla severità della sanzione. Al di là della correttezza formale del provvedimento (tecnica che gli addetti ai lavori tendono a giudicare corretta), il Barcellona ha protestato anche per un altro episodio avvenuto nel corso della ripresa: l'intervento di Koke su Dani Olmo, considerato dai catalani un'azione "promettente" e dunque meritevole di un provvedimento più severo, forse addirittura di un cartellino rosso che non è arrivato.

La sensazione, al di fuori dell'ambiente spogliatoio, è che il Barcellona stia cercando un capro espiatorio per distogliere l'attenzione da una prestazione comunque opaca in fase realizzativa. Tuttavia, la scelta di stilare un vero e proprio atto d'accusa contro la Uefa, citando partite vecchie di anni come quelle contro l'Inter, dimostra quanto la frattura tra il club di Joan Laporta e l'establishment arbitrale europeo si sia ormai allargata a dismisura. Il "caso Pubill" è solo l'ultimo, fragoroso, capitolo di una saga destinata a proseguire probabilmente sui tavoli burocratici più che sul rettangolo verde.

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