La protesta silenziosa delle studentesse per Sara: "La vita di una donna non è un pendolo"
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Redazione Interno
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Mentre i palloncini bianchi si alzavano nel cielo di Noto, migliaia di persone – soprattutto giovani – si stringevano in un silenzio carico di rabbia e dolore. Quella di Sara Campanella, la studentessa di Misilmeri uccisa a Messina lo scorso 31 marzo, è una storia che ha scavato profondamente, trascinando in piazza non solo chi l’ha conosciuta, ma intere generazioni che nelle sue parole ritrovano la paura di non poter realizzare i propri sogni. "Al suo posto poteva esserci una di noi", hanno ripetuto le ragazze riunitesi sul sagrato della Cattedrale, tra gli istituti Vittorio Emanuele II, Parlatore e Regina Margherita.
A Noto, paese d’origine di Stefano Argentino – il 27enne accusato dell’omicidio e ora in carcere – la risposta è stata ancora più corale. Striscioni e fiaccole hanno riempito le strade, mentre Serena Cosentino, cugina di Sara, denunciava un "sistema basato sull’arroganza". "Quando una tragedia ti entra in casa, ti viene il fiuto dell’assassino", ha detto, rivolgendosi alle istituzioni con una richiesta precisa: programmi di educazione affettiva nelle scuole, perché nessuna debba più sentirsi in trappola.




