Un pareggio che sa di passo avanti per Conte, mentre il Como vede allontanarsi la Champions

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Non c’è stata la rete, ma la posta in palio al “Sinigaglia” era altissima, e a dirlo non sono solo i numeri della classifica quanto piuttosto le letture dei due allenatori al termine di un match che, lo ricordiamo, replicava lo 0-0 dell’andata al “Maradona”. Da una parte Antonio Conte, che analizza il bicchiere mezzo pieno di questo pareggio – “un altro passo in avanti” verso la qualificazione alla Champions League – e dall’altra Cesc Fabregas, costretto a fare i conti con un’occasione che definire “grossa” è quasi un eufemismo, considerando le occasioni divorate dai suoi nella prima mezz’ora.

L’analisi di Conte: prestazione solida e un punto che pesa (quasi) come una vittoria

Per il tecnico salentino, che ormai guida il Napoli da diversi mesi in questa corsa al massimo campionato europeo, analizzare significa soprattutto guardare la sostanza. “Sicuramente è stata una buona prestazione – ha spiegato ai microfoni – perché altrimenti non saremmo usciti indenni da questa sfida”. Un’ammissione, questa, che tradisce il rispetto per un avversario che, lo ammette lo stesso Conte, forse aveva qualcosa in più da perdere (o da guadagnare) in ottica quarto posto. La gara, infatti, è scivolata via tra luci e ombre per i partenopei: un primo tempo di sofferenza dove la pressione non è stata quella giusta, complici le caratteristiche atipiche di un Como che, come sottolineato dal tecnico, schiera praticamente “un calciatore di movimento in porta”. Questa peculiarità creava uno sbilanciamento continuo: bastava un errore minimo nell’aggressione e i lariani ripartivano facendo correre gli azzurri per ottanta metri all’indietro.

Nel dettaglio, Conte ha evidenziato come la sua squadra abbia pagato dazio per qualche pallone perso “in maniera stupida” e un posizionamento troppo distante tra i centrocampisti centrali, figura indispensabile per muoversi in maniera sincronizzata. La crescita nella ripresa, però, è stata tangibile, tanto da portare il Napoli a sfiorare il gol del vantaggio con un palo colpito da Politano all’84’. È proprio in questo frangente che si gioca la lettura psicologica del pareggio: per Conte è un punto guadagnato più che due persi, un’iniezione di fiducia in attesa delle ultime tre giornate che mancano al termine del campionato.

Le scintille e la carezza: Conte incorona Fabregas “un predestinato”

Se il campo è stato teatro di un confronto aspro, con momenti di tensione alta e parole grosse (“Cosa co vuoi?” si leggeva chiaramente sulle labbra di Conte mentre Fabregas protestava con il quarto uomo), il post partita ha regalato una scena di sportività rara. L’episodio incriminato – un fallo dubbio concesso al Napoli – aveva fatto temere una rottura tra i due ex volti della Premier League, ma il tecnico leccese ha voluto spegnere ogni polemica con un gesto quasi paterno nei confronti del collega spagnolo.

Lontano dal clima rovente della panchina, Conte ha infatti definito Fabregas “un mio simile”, aggiungendo con convinzione che si tratta di “un predestinato”. Una dichiarazione che va al di là del semplice rispetto professionale: nel lodare il sangue caldo dello spagnolo (“a me Cesc in panchina piace, è un sanguigno”), Conte legittima il percorso di crescita esponenziale di una squadra, quella lariana, che solo con questa determinazione può ambire a competere con i giganti della Serie A. Nonostante la lite a bordo campo, insomma, tra i due c’è una sintonia tecnica che va oltre la singola partita.

Il Como spreca l’occasione della vita: i rimpianti della prima mezz’ora

Se per Napoli e Conte la musica suona in tonalità minore ma positiva, per il Como il silenzio delle reti inviolate è assordante. La squadra di Fabregas ha infatti dominato il primo tempo con un’intensità che lasciava presagire il colpo grosso. L’occasione più nitida porta la firma di Douvikas, capace addirittura di saltare Milinkovic-Savic ma incredibilmente respinto sulla linea di porta da Rrahmani, in un intervento che vale quanto un gol segnato. A questo episodio si aggiunge la chance di Diao, sempre nel primo tempo, bloccata dall’uscita bassa dell’estremo difensore serbo.

Queste “mani mangiate” dal Como potrebbero rivelarsi fatali per il sogno europeo. Il risultato, che spegne quasi definitivamente le speranze di rimonta per il quarto posto, rischia di essere un colpo durissimo per il morale di un gruppo che aveva creduto nell’impresa. Se la Juventus, come ampiamente pronosticato, dovesse vincere il proprio impegno, il distacco per la zona Champions diventerebbe un divario incolmabile, lasciando ai lariani l’amaro in bocca per un’occasione storica sfumata. Non resta che analizzare le percentuali di gioco: entrambe le squadre hanno avuto le palle per portare a casa l’intera posta, ma alla fine la legge del non punire l’avversario si è rivelata spietata per i padroni di casa.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.