Dan Greaney, l’autore dei Simpson che “predisse” Trump, si candida alla Casa Bianca

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ESTERI

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Che si tratti di una boutade mediatica o dell’inizio della corsa più surreale verso il West Wing, il dato è oggettivo: uno degli autori più celebri della famosa famiglia di Springfield ha deciso di scendere in campo.

A comunicarlo, qualche giorno fa, è stato lo stesso diretto interessato attraverso un video pubblicato sui suoi canali social, un messaggio che – come mi scriveva mio figlio nel tentativo di prepararmi a quanto stavo per vedere – non aveva nulla a che fare con un tenero esercizio di amarcord legato alla sua infanzia. mediaset +3

No, il filmato che aveva innescato quella conversazione familiare era ben altro, ovvero la candidatura di Daniel Greaney alla presidenza degli Stati Uniti, lui che di quelle storie che hanno formato (divertendole e informandole) intere generazioni è stato uno degli architetti principali. mediaset +3

Il profeta venuto da Springfield

Greaney, premio Emmy al suo attivo e firma dietro alcune delle puntate più amate, ha scelto un abbigliamento scenico per l’occasione, apparendo in un primo momento con una lunga tunica e una folta barba grigia; un travestimento, quello del “profeta autoproclamato”, che non gli è certo nuovo ma che stavolta aveva uno scopo ben preciso. gds +3

Nel presentarsi agli elettori – e lo ha fatto con un messaggio che è subito rimbalzato da Tgcom24 fino alle agenzie di stampa come Ansa – ha attaccato duramente l’establishment di Washington, senza risparmiare critiche né ai democratici né ai repubblicani, così come non ha lesinato frecciate all’attuale amministrazione Trump e ai miliardari che secondo lui la influenzano. gds +3

“Trump, Vance, i miliardari, gli arrivisti e i codardi di entrambi i partiti hanno voltato le spalle agli Stati Uniti”, si sente dire nel video, prima che lo stesso candidato spieghi di voler restituire al governo quel senso di servizio verso “tutti” che sembra ormai perduto. mediaset +3

Il peso di una eredità (televisiva) ingombrante

Il motivo per cui questa candidatura fa così tanto rumore – al di là della singolarità del personaggio – risiede naturalmente nel passato professionale di Greaney.

Siamo di fronte, non va dimenticato, allo sceneggiatore che nel lontano 2000 scrisse l’episodio intitolato “Bart al futuro”, quella famosa puntata in cui una Lisa Simpson ormai adulta diventava presidente degli Stati Uniti lamentandosi del disastro economico lasciatole dal suo predecessore, un certo Donald Trump. rainews +3

Quello che all’epoca venne accolto come un semplice e irriverente scherzo satirico (e che qualcuno, all’epoca, definì persino il peggior episodio della serie) è diventato con gli anni uno dei casi più citati quando si parla di presunte “previsioni” dei Simpson, al punto che lo stesso Greaney ha dovuto più volte ribadire che non si trattava di veggenza quanto piuttosto di “un monito per l’America”, di una visione coerente con “un Paesesull’orlo della follia”. sky +3

Piattaforma “progressista” e mossa tattica

Tralasciando l’ironia del vestito, però, la sostanza della sua discesa in campo è sorprendentemente articolata. Il candidato, che ha nel frattempo attivato i canali ufficiali della campagna elettorale, si definisce infatti un “repubblicano progressista”, dichiarandosi erede della tradizione di Abraham Lincoln e Theodore Roosevelt.

Nel mirino della sua piattaforma politica finiscono la necessità di restaurare le “norme democratiche”, l’istituzione di un sistema sanitario universale e l’adozione di un Green New Deal per l’ambiente. mediaset +3

A completare il quadro, c’è anche un colpo di teatro finale nel video di lancio: dopo aver giocato sull’ambiguità delle proprie qualifiche, lo sceneggiatore rivela di aver frequentato la facoltà di Giurisprudenza, di essersi laureato e di aver superato l’esame di avvocato, il che rende la sua candidatura, formalmente, molto meno dilettantesca di quanto l’abbigliamento iniziale possa lasciar intendere. gds +3

Che sia l’inizio di una lunga corsa o solo un’operazione di publicity, Greaney ha comunque centrato l’obiettivo di alzare l’attenzione mediatica in un panorama – quello delle primarie in vista del 2028 – che si sta lentamente scaldando. mediaset +3

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