Iran, il momentaneo passo indietro sul velo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha recentemente portato la questione del velo all'attenzione del Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale, bloccando di fatto, con il proprio veto, la legge che prevedeva l'inasprimento delle sanzioni per le donne che non rispettano il rigido codice di abbigliamento nella Repubblica Islamica. Secondo quanto riportato dal giornale Hamashahri, Ali Rabiei, consigliere del presidente, ha motivato questa decisione parlando delle conseguenze che la normativa potrebbe avere sulla società.

La legge, denominata "Legge per la protezione della famiglia tramite la promozione della cultura della castità e dell'hijab", prevedeva persino frustate e pena di morte per chi si opponesse all'obbligatorietà del velo. Tuttavia, all'ultimo minuto, anche a causa delle proteste nazionali e internazionali, il Consiglio Nazionale per la Sicurezza Nazionale ha chiesto una pausa per permettere al governo di sottoporre emendamenti al Parlamento.

Il movimento "Donna, vita, libertà", nato spontaneamente dopo l'ennesimo arresto di una donna che faceva un "uso improprio del velo", ha visto la partecipazione di numerosi cittadini iraniani. Mahsa Jîna Amini, studentessa iraniana di origine curda, è stata imprigionata il 13 settembre 2022 e uccisa tre giorni dopo, scatenando una serie di manifestazioni in tutto il paese.

Nasrin Sotoudeh, avvocata per i diritti umani e attivista, ha vissuto sulla propria pelle la repressione di un regime che continua a negare libertà fondamentali. Venerdì scorso, suo marito, Reza Khandan, è stato arrestato per un caso risalente a sei anni fa, legato alla sua opposizione al velo obbligatorio.

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