Arcuri alla Commissione Covid: mascherine non CE e difesa sull’emergenza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Arcuri alla Commissione Covid ha spiegato che durante l’emergenza sanitaria era possibile utilizzare anche mascherine prive del marchio CE, ricordando le norme previste per affrontare la fase più critica della pandemia. L’ex commissario straordinario all’emergenza Covid Domenico Arcuri è stato ascoltato dalla commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia e ha difeso le scelte adottate nel periodo in cui era incaricato del coordinamento delle misure di contenimento e contrasto del virus. Nel corso dell’audizione ha ribadito che il decreto Cura Italia consentiva anche l’utilizzo di dispositivi non CE e prevedeva la possibilità di disporre pagamenti anticipati, anche per l’intera fornitura di mascherine.

Le dichiarazioni sulle mascherine e sulle forniture durante l’emergenza

Nel corso dell’esame testimoniale davanti alla Commissione Covid, Domenico Arcuri ha respinto le accuse relative alle forniture di mascherine e dispositivi utilizzati nella fase dell’emergenza sanitaria. L’ex commissario ha richiamato il quadro normativo che, secondo quanto dichiarato durante l’audizione, permetteva di ricorrere anche a dispositivi privi del marchio CE in una situazione caratterizzata dalla necessità di reperire rapidamente materiali sanitari. Arcuri ha inoltre ricordato che il decreto Cura Italia prevedeva strumenti specifici per accelerare gli approvvigionamenti, compresa la possibilità di anticipare i pagamenti ai fornitori per garantire la disponibilità delle forniture.

Durante l’audizione, Arcuri ha collegato le decisioni prese in quel periodo alla situazione straordinaria determinata dalla diffusione del virus Sars-CoV-2, descrivendo l’emergenza come una fase paragonabile a una guerra. Secondo le sue parole, il lavoro svolto con il governo guidato da Giuseppe Conte era orientato all’obiettivo di salvare vite e affrontare una tragedia collettiva difficile da elaborare. L’ex commissario ha sottolineato che la gestione dell’emergenza avveniva in un contesto in cui le risorse disponibili erano limitate e le richieste di dispositivi sanitari erano immediate.

La difesa di Arcuri davanti alla Commissione parlamentare

Nel suo intervento alla Camera, Domenico Arcuri ha dichiarato di non aver commesso illeciti e ha affermato che rifarebbe il lavoro svolto durante la pandemia. L’ex commissario straordinario ha spiegato di aver considerato quell’incarico come un servizio al Paese in una fase eccezionale, caratterizzata da una forte pressione sulle strutture coinvolte nella risposta sanitaria. La sua posizione davanti alla commissione d’inchiesta si è concentrata sulla ricostruzione delle decisioni prese per la gestione dell’emergenza e sulla difesa delle procedure adottate per le forniture.

Nel corso dell’audizione sono emersi anche i riferimenti alla gestione delle gare per l’acquisto delle mascherine e dei dispositivi, con Arcuri che ha attribuito alla Consip dell’epoca difficoltà nella gestione delle procedure di approvvigionamento. La sua testimonianza si è quindi concentrata sul funzionamento delle attività organizzative durante la pandemia e sul ruolo svolto dal commissariato straordinario. Le dichiarazioni sono arrivate mentre la commissione parlamentare prosegue l’esame sulla gestione dell’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Covid.

Le accuse sulle forniture e il confronto in Commissione Covid

L’audizione di Domenico Arcuri ha affrontato anche il tema delle contestazioni sulle mascherine definite da alcuni come non conformi. L’ex manager ha respinto le accuse e ha ribadito la necessità di considerare le condizioni in cui vennero prese le decisioni durante l’emergenza. Nel confronto davanti alla Commissione Covid sono stati richiamati anche elementi legati alle forniture e alle procedure di acquisto, con il dibattito che ha riguardato le modalità utilizzate per rispondere alla carenza di dispositivi sanitari.

La seduta della commissione parlamentare d’inchiesta ha riportato al centro dell’attenzione il ruolo dell’ex commissario durante la fase più intensa della pandemia. Arcuri ha difeso il lavoro svolto e ha sostenuto che le scelte adottate erano legate alla necessità di intervenire rapidamente in una situazione senza precedenti. L’audizione ha così ricostruito le motivazioni alla base delle decisioni sulle mascherine, sui pagamenti anticipati e sulla gestione delle forniture necessarie nel periodo dell’emergenza Covid.

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