Donkey Kong Bananza, il ritorno del gigante che salva Nintendo ancora una volta
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Quando Shigeru Miyamoto creò Donkey Kong nel 1981, pochi avrebbero scommesso che quel gorilla arcigno e quel carpentiere allora chiamato Jumpman – oggi noto come Mario – avrebbero scritto una delle pagine più importanti della storia dei videogiochi. Quell’opera non solo salvò Nintendo dal fallimento dopo il flop di Radar Scope, ma diede vita a un’icona destinata a evolversi in decenni di avventure. Ora, con Donkey Kong Bananza, il personaggio torna protagonista su Switch 2 in un platform che sembra ereditare lo stesso spirito rivoluzionario.
A differenza dei capitoli precedenti, Bananza punta tutto sulla fisica distruttiva: ogni livello è un playground da smantellare a colpi di pugno, con tre attacchi distinti che modificano l’ambiente in modo permanente. Frammentare una parete laterale, sfondare il pavimento o demolire un ostacolo verso l’alto non sono semplici espedienti estetici, ma meccaniche che ridisegnano la mappa, offrendo percorsi alternativi e segreti. Un sistema basato su voxel, come sottolineato da Digital Foundry, garantisce un’interazione senza precedenti, anche se alcuni dettagli tecnici – come il pop-in in lontananza – rimangono punti deboli.
Dal punto di vista artistico, il gioco brilla per la cura maniacale delle animazioni e delle texture, con scenari che oscillano tra giungle luminescenti e templi antichi, tutti accompagnati da una colonna sonora che omaggia le melodie storiche della serie. Quanto al prezzo, chi intende acquistarlo in digitale può approfittare delle carte eShop su Instant Gaming, combinando tagli da 15 e 25 euro per coprire i canonici 70 euro del day-one.




