Fincantieri punta sul militare: Castellammare di Stabia diventa hub della difesa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Lo storico stabilimento di Castellammare di Stabia, che nel suo glorioso passato ha visto nascere navi come il Vespucci e, più recentemente, la Trieste – la più grande unità della Marina militare italiana dal dopoguerra – si prepara a una svolta strategica. Il varo della portaerei, avvenuto nel maggio 2019 alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sembra quasi un simbolico passaggio di consegne verso un futuro sempre più legato alla produzione militare.
Fincantieri, infatti, ha deciso di puntare con decisione sul settore difesa, trasformando due dei suoi cantieri in poli dedicati alle "armi di Stato". Una scelta che riflette le nuove priorità dettate dal contesto internazionale, dove la Nato spinge per un aumento degli investimenti nella sicurezza. Già nei primi giorni di giugno, emissari di un fondo americano specializzato in contratti militari erano a Roma per esplorare opportunità di collaborazione, segnale di un mercato in forte espansione.
Trump riaccende la diplomazia, ma l’Iran non arretra intanto, sullo scenario globale, Donald Trump intensifica le pressioni su Israele per una tregua a Gaza, cercando di riportare in auge gli Accordi di Abramo. La rimozione delle sanzioni alla Siria va in questa direzione, ma l’ultradestra israeliana frena, mentre Teheran ribadisce con fermezza che il programma nucleare non sarà interrotto.
In Ucraina, frattanto, circolano voci di un possibile rimpasto di governo in vista della visita di Volodymyr Zelensky a Roma, prevista per il 10 e 11 luglio. Un momento delicato, che potrebbe influenzare gli equilibri interni di Kiev.
La Commissione Ue sotto scacco: il nodo dei nuovi obiettivi verdi a Bruxelles, intanto, Ursula von der Leyen si trova stretta tra le resistenze dei socialisti e il netto rifiuto di Emmanuel Macron verso ulteriori tagli alle emissioni proposti dalla ministra spagnola Teresa Ribera. L’Ets2, il sistema di scambio di quote di CO2 che dovrebbe estendersi a nuovi settori, rischia di diventare una vera e propria bomba politica, minando una Commissione già fragile.




