Cristiano Malgioglio a “Verissimo” svela il tentato suicidio e la sua Milano esuberante
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Cristiano Malgioglio, classe 1945, non smette mai di rivelare nuovi lati del suo universo, talvolta persino quelli più dolorosi. Ospite domenica 12 aprile a “Verissimo”, il paroliere nato a Ramacca, in provincia di Catania, ha offerto al pubblico un ritratto intimo che ha scardinato, per un attimo, la maschera dell’esuberanza che lo contraddistingue da oltre mezzo secolo. Dopo essersi diplomato in ragioneria e aver trascorso un’infanzia divisa tra la Sicilia e l’Australia – un’esperienza che lo ha segnato profondamente –, l’artista si trasferì negli anni Sessanta a Genova dalla sorella. Fu proprio nel capoluogo ligure che entrò in contatto con i cantautori della celebre scuola genovese, come Gino Paoli, Luigi Tenco e Fabrizio De André; un apprendistato artistico che avrebbe gettato le basi per la sua successiva carriera di autore di testi diventati, nel frattempo, pietre miliari della canzone italiana.
La confessione inedita sull’abisso della depressione
Nel corso dell’intervista condotta da Silvia Toffanin, Malgioglio – tornato alla ribalta anche come giudice ad “Amici” di Maria De Filippi – ha rilasciato una dichiarazione che ha spiazzato molti telespettatori. “Quando mia madre è andata via io sono andato in depressione”, ha ammesso l’ottantenne, rivelando per la prima volta in televisione di aver tentato il suicidio. Senza mai scadere nel dettaglio esplicito – come richiesto dal rispetto dovuto a certi fatti di cronaca nera o intimi –, il cantante ha ricostruito il momento del vuoto assoluto, quello successivo alla perdita della figura materna. Un dolore che lo ha portato a toccare il fondo, lontano dai riflettori e dai costumi sgargianti che lo hanno reso celebre. L’intervista, parte integrante della nuova edizione del talent show di Canale 5, ha così trasformato il consueto bilancio artistico in un’occasione per scandagliare le fragilità di un personaggio che, proprio grazie a quelle crepe, appare oggi ancora più umano.
La casa di Milano come specchio dell’anima eclettica
Se la depressione racconta il lato oscuro della sua esistenza, l’abitazione milanese di Malgioglio ne rappresenta invece il contraltare visivo e stravagante. Nel centro del capoluogo lombardo, l’artista ha infatti creato un appartamento di lusso dove lo stile minimalista si fonde – quasi in un ossimoro architettonico – con innumerevoli quadri, tele pop art e oggetti dal gusto volutamente kitsch. Il living bianco, la stanza dedicata agli hobby, un jukebox vintage e il terrazzo completano un quadro abitativo che è, a tutti gli effetti, il prolungamento della sua personalità: nessun angolo è lasciato al caso, e ogni elemento racconta un frammento dei suoi oltre cinquant’anni di carriera. In quella casa, che ha ricevuto l’attenzione dei programmi di approfondimento televisivo, il paroliere di Ramacca custodisce anche molti dei ricordi legati ai suoi esordi, compresi quelli della lunga parentesi australiana.
Un’icona che non si risparmia nemmeno tra le pareti domestiche
Dall’esuberanza del salotto milanese al buio del tentato suicidio, passando per le collaborazioni con i grandi della scuola genovese: il filo rosso che lega questi frammenti è una sincerità artistica e umana fuori dal comune. A “Verissimo”, Malgioglio non ha chiesto pietà né ha cercato facili commozioni; si è limitato a depositare, con la stessa schiettezza che mette nei suoi testi, un fatto grave della sua esistenza. Gli aggettivi per descriverlo – eclettico, stravagante, sopra le righe – continuano a essere molti, ma nessuno di essi, da solo, riesce a contenere la complessità di un uomo che ha attraversato decenni di musica e televisione senza mai scendere a compromessi con la noia. La sua permanenza nel talent di Maria De Filippi, del resto, conferma una vitalità scenica che l’età anagrafica non ha minimamente scalfito, mentre la casa milanese rimane lì, a testimoniare che anche il caos più luminoso può avere radici profonde.




