Bologna, la protesta dei driver di Amazon: trattenute da 500 euro in busta paga per i danni al furgone
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Redazione Economia
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La pratica, contestata dalla Filt-Cgil, riguarderebbe alcuni autisti impiegati nelle società in appalto per il colosso delle consegne, i quali si sono visti addebitare mezzo migliaio di euro per danni involontari arrecati ai mezzi durante il servizio. Al centro della polemica, che ha portato alla proclamazione dello stato di agitazione per i lavoratori dei magazzini Amazon della provincia di Bologna, c'è l'interpretazione delle regole sul risarcimento: una trattenuta di 500 euro a Titolo di franchigia, secondo quanto denunciato dal sindacato, sarebbe stata applicata dall'azienda Tdu, una delle dieci appaltatrici che operano sul territorio, definendo il comportamento dell'autista come "colpa grave". Una qualificazione, quest'ultima, che di fatto aggirerebbe quanto stabilito dal nuovo contratto nazionale di categoria, in vigore dall'inizio del 2025, il quale prevede l'addebito al lavoratore solo al terzo sinistro nell'arco di dodici mesi e, appunto, in presenza di negligenze particolarmente serie.
La denuncia dei lavoratori e le storie di trattenute "pretestuose"
Tra i driver che hanno subito la detrazione c'è Chiril Burca, trentenne di origine moldava in forza alla Tdu dal 2019. Il suo caso, divenuto emblematico della vertenza, riguarda un episodio avvenuto a novembre: una manovra in retromarcia terminata contro il mezzo di un collega durante una sosta per il rifornimento, che ha provocato una lieve ammaccatura. Dalle buste paga di gennaio e febbraio gli sono stati detratti 500 euro, una somma che il sindacato giudica sproporzionata e non dovuta. «Sono rimasto senza parole – ha raccontato il corriere – perché grave è guidare sotto l'effetto di droghe o danneggiare il furgone volontariamente, non certo un piccolo errore come questo». A stabilire la gravità del fatto, ha aggiunto, dovrebbe semmai essere un giudice e non l'azienda, la quale sembrerebbe utilizzare questa leva per scaricare i propri costi di gestione sui dipendenti. Nonostante l'intervento della Filt-Cgil, che ha invocato l'articolo 32 del contratto nazionale secondo cui la prima franchigia annuale non andrebbe posta a carico del lavoratore, la società ha confermato la contestazione, sostenendo la natura grave dell'incidente.
Le contestazioni del sindacato e lo stato di agitazione
La vertenza, come spiegato dal funzionario della Filt Carlo Parente, non si limiterebbe ai soli tre casi noti, ma rappresenterebbe un tentativo più ampio di far rientrare nella casistica della colpa grave eventi che invece sono fisiologici nell'attività di un autista. La pressione lavorativa, del resto, è elevata: ogni giorno, per circa otto ore e quaranta minuti, i driver effettuano in media dai 120 ai 150 stop, il che significa altrettante manovre, retromarce e parcheggi. In questo contesto, l'errore diventa un evento statisticamente prevedibile. La Cgil, pertanto, ha proclamato lo stato di agitazione per tutti gli addetti impiegati negli appalti di distribuzione e consegna della provincia, nei magazzini Der1 di Valsamoggia, Der5 e Her1 di Calderara di Reno, e in quello di micro mobility in via Parmeggiani a Bologna. L'adesione coinvolge potenzialmente centinaia di lavoratori, con il timore che la pratica possa estendersi come un pericoloso precedente all'intera filiera.
Le accuse di comportamenti antisindacali e la pressione quotidiana
Oltre alla questione economica, la Filt-Cgil solleva un'altra problematica relativa al clima aziendale. La Tdu, infatti, è stata accusata di "comportamento antisindacale" per una serie di procedimenti disciplinari che, a detta del sindacato, colpirebbero in modo mirato i rappresentanti dei lavoratori e i dipendenti più sindacalizzati. In alcuni casi, sarebbe stata preannunciata l'intenzione di procedere con licenziamenti a seguito di "controlli occulti", senza che venissero fornite prove o documentazioni adeguate per consentire ai diretti interessati di difendersi. Queste dinamiche, denunciate pubblicamente, si innestano su un mestiere già di per sé logorante: Chiril Burca, nel raccontare la sua esperienza, ha ricordato i primi anni in cui rientrava a casa così teso da dover chiedere alla moglie di lasciarlo decomprimere in silenzio per mezz'ora. Una tensione che oggi, nonostante l'esperienza maturata, rimane legata all'ansia di non riuscire a completare tutte le consegne e alla percezione, sempre più diffusa tra i colleghi, che certi addebiti nascondano una volontà punitiva piuttosto che una reale valutazione delle responsabilità.
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