La strana classifica marcatori della serie A, l’unico bomber è Lautaro e la riscoperta dei gol dai centrocampisti
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Redazione Sport
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La fotografia della serie A, dopo ventisette giornate di campionato, racconta un’anomalia statistica che non si verificava da oltre un quarto di secolo: il capocannoniere, l’argentino Lautaro Martinez dell’Inter, guida la classifica con sole quattordici reti. Un dato impressionante, se si considera che dall’anno 2000 a oggi, la soglia minima per il leader al termine di due terzi di torneo non era mai stata così bassa, toccando in precedenza quota quindici con Icardi e Tevez. E’ una classifica povera, quella dei goleador, che certifica una sorta di crisi di identità per gli attaccanti puri, ai quali si richiederebbe almeno la doppia cifra come biglietto da visita per una stagione di livello. Invece, a osservare i numeri, l’unico ad aver varcato quel confine è il Toro, lasciando gli inseguitori fermi a un passo dal traguardo.
La fuga solitaria di Lautaro e l’eterogeneo gruppo degli inseguitori
Alle spalle del bomber nerazzurro, che con i suoi quattordici centri viaggia verso il Titolo di capocannoniere con una quote per i bookmaker che lo danno ampiamente favorito -1, si assembra un gruppo eterogeneo fermo a nove reti. In questa pattuglia di inseguitori spiccano nomi che non corrispondono al classico profilo del centravanti d’area di rigore. Troviamo, infatti, il talentuoso trequartista del Como, Nico Paz, affiancato dall’attaccante greco Douvikas, e poi ancora Hojlund, centravanti del Napoli, e Leao, esterno offensivo del Milan. Una varietà di ruoli e caratteristiche che, se da un lato impreziosisce la fantasia realizzativa del campionato, dall’altro lato evidenzia la difficoltà delle cosiddette punte di ruolo a esprimere la propria predominanza sottoporta.
L’emergere dei centrocampisti e la trasformazione del gol
L’ultimo fine settimana di serie A ha confermato questa tendenza, consacrando il momento favorevole per i centrocampisti con il vizio del gol. Non è un caso che giocatori come McKennie o Pisilli, per citare alcuni dei protagonisti delle ultime giornate, si stiano ritagliando uno spazio importante proprio nella colonna delle marcature. Quella che emerge è una mutazione del calcio italiano, un tempo celebrato come la patria dei grandi bomber e considerato alla stregua di un ateneo per la formazione degli attaccanti più letali d’Europa. Oggi, invece, la facoltà dei goleador appare a numero chiuso, con una produzione offensiva che costringe le squadre a distribuire il peso del gol su più reparti. Il dato diventa ancora più stridente se paragonato ad altri campionati europei, dove la competizione per la Scarpa d’Oro viaggia su ritmi ben più elevati, lasciando la serie A ai margini di quella classifica continentale.
Il Liverpool inciampa a Wolverhampton e spreca l’occasione
Oltremanica, il sabato di Premier League ha offerto spunti di riflessione ben diversi, con una domenica ricca di emozioni e colpi di scena. Il Liverpool, infatti, ha fallito l’appuntamento con la vittoria, cadendo in modo inaspettato sul campo del Wolverhampton, fanalino di coda del campionato inglese. La squadra di Klopp, chiamata a una reazione dopo le ultime uscite non esaltanti, ha mostrato palesi fragilità in fase difensiva e una preoccupante carenza di incisività nel reparto avanzato. Un’occasione sprecata, quella dei reds, che rallenta la loro rincorsa verso le zone alte della classifica e dimostra come, anche in un campionato spettacolare come la Premier, le certezze possano svanire in novanta minuti. Una sconfitta che pesa, subita per 2-1 contro una squadra sino a quel momento inchiodata all’ultimo posto, e che riapre interrogativi sulla continuità della formazione inglese.




