La distanza tra Sant'Angelo e San Babila, il duello mediatico che scalda la politica
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Redazione Interno
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Davanti alle telecamere, Schlein ha sciolto ogni riserva sulla sua eventuale candidatura a premier, dichiarandosi disponibile a ricoprire quel ruolo a patto che la decisione venga condivisa con gli alleati di una coalizione progressista. “Al governo ci arriveremo con una coalizione progressista”, ha affermato, tracciando così il perimetro di un'alternativa di governo che poggia, secondo la sua visione, su due cardini principali: la sanità e i salari. “Seguiamo le due S: sanità e stipendi”, ha sintetizzato, aggiungendo che sono circa sei milioni gli italiani che, a causa delle carenze del sistema, rinunciano oggi alle cure.
L'intervista ha spaziato oltre i confini nazionali, toccando i fronti caldi della geopolitica. Sulla guerra in Ucraina e sul fragile cessate il fuoco a Gaza, la leader democratica ha ribadito le sue posizioni, senza tralasciare il tema del riconoscimento dello Stato palestinese, che resta un obiettivo da perseguire. In ambito domestico, invece, il fuoco delle domande si è concentrato sulle riforme che attendono il Paese, da quella della giustizia a quella del premierato, passando per gli interventi strutturali nel settore della salute e per le politiche sul costo del lavoro. Su questi punti, la segretaria ha marcato un netto distinguo rispetto all'azione dell'esecutivo guidato da Meloni, delineando un programma che vuole porsi in antitesi rispetto a quello del centrodestra.




