Valanga sul Tiarfin, un uomo di 38 anni perde la vita mentre era in escursione con un amico
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Redazione Interno
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Un uomo di 38 anni, originario dell'Emilia-Romagna ma residente a Trieste, ha perso la vita oggi pomeriggio, travolto da una valanga che egli stesso, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe involontariamente provocato durante un'escursione scialpinistica. L'incidente, che si è consumato attorno ai 1800 metri di quota nella zona di Casera Razzo, sul Monte Tiarfin nel comune di Vodo di Cadore, ha visto coinvolto anche un compagno di gita, il quale, trovandosi fortunatamente a una quota inferiore, è riuscito a sfuggire alla slavina e a dare immediato l'allarme attivando le operazioni di soccorso.
La dinamica dell'incidente in una giornata di montagna
La neve, che in quelle aree di confine tra Veneto e Friuli Venezia Giulia si presenta con accumuli notevoli e stratificazioni complesse, ha ceduto sotto il passaggio dei due uomini, seppellendo completamente il 38enne. L'amico, scampato alla forza della massa nevosa in movimento, ha assistito impotente alla tragedia, riuscendo comunque a mantenere la lucidità necessaria per segnalare con precisione la posizione ai soccorritori, i quali, nonostante la rapidità dell'intervento, hanno potuto soltanto constatare il decesso dello scialpinista.
Un'altra valanga nella stessa zona colpisce un vigile del fuoco
Pochi giorni prima dello stesso luogo, del resto, era stato scenario di un altro dramma della montagna, che aveva visto come vittima un giovane vigile del fuoco in servizio a Trieste. Carlo Notari, 29 anni, bolognese di nascita ma trasferitosi per lavoro alla fine di ottobre, era stato sorpreso da una slavina mentre praticava scialpinismo, sempre in compagnia di un amico triestino, sul versante nord del Monte Tiarfin, in prossimità di Forcella Tragonia. Anche in quell'occasione, il compagno era rimasto illeso e aveva allertato i soccorsi, ma le ricerche, protrattesi per diverse ore, si erano concluse purtroppo con il ritrovamento del senza vita del pompiere sotto una spessa coltre di neve.
Le operazioni di soccorso e il bilancio di una stagione difficile
Quasi in simultanea con il primo evento, un'altra valanga si è staccata nell'area di Sella Nevea, travolgendo un ulteriore escursionista che, in questo caso, è stato estratto vivo dai soccorritori, seppur in condizioni che hanno richiesto il trasporto in ospedale. Gli interventi, coordinati dal Soccorso alpino e speleologico del Friuli Venezia Giulia, hanno mobilitato numerose squadre specializzate, impegnate su terreni impervi e in condizioni meteorologiche spesso proibitive, a testimonianza della pericolosità diffusa che caratterizza in questo periodo i versanti alpini, specialmente quelli a nord, dove la neve accumulata manifesta una struttura particolarmente instabile.
Gli episodi, che si concentrano in un arco temporale ristretto e in zone geografiche vicine, portano alla luce, senza bisogno di alcun commento superfluo, i rischi intrinseci della frequentazione invernale della montagna, dove la preparazione tecnica e la conoscenza del manto nevoso devono sempre accompagnare la passione per l'alta quota. Le indagini delle autorità competenti, per entrambi i casi mortali, procedono per accertare con esattezza le dinamiche e le concause degli incidenti, nel solco di una cronaca nera che la montagna scrive, purtroppo, con troppa frequenza.




