La morte di Gianluca Bessegato, una vita ai margini spezzata dal freddo
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Redazione Interno
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Se n'è andato in silenzio, senza fare rumore, come aveva vissuto gli ultimi, difficili capitoli della sua esistenza. Gianluca Bessegato, cinquantotto anni, è stato trovato senza vita in un fossato lungo via Cendon, a Silea, in quella campagna trevigiana che diventa particolarmente gelida nelle notti invernali. Il suo Corpo, rinvenuto nei pressi di uno stabilimento industriale ormai dismesso, non presentava, secondo le prime indagini, segni di violenza; la Procura, considerando la dinamica apparentemente chiara, ha deciso di non procedere con l'autopsia. Per l'uomo, che non aveva una fissa dimora, la causa del decesso sarebbe da attribuire all'esposizione alle bassissime temperature, un nemico letale per chi, come lui, è costretto a vivere all'addiaccio. Originario di Treviso, ma con l'ultima residenza nota a Spresiano, Bessegato era conosciuto da alcuni come un volto tra i tanti che animano, spesso in modo invisibile, le periferie del disagio sociale.
Un'esistenza fatta di cadute e ripartenze
La sua non era stata, tuttavia, una vita sempre ai margini. Qualche anno fa, come un raggio di luce in un tunnel oscuro, aveva trovato un impiego in un'azienda di Silea, dove si era addirittura occupato della custodia dei locali, ricoprendo un ruolo che gli conferiva, forse, un barlume di stabilità e normalità. Quella parabola positiva, però, si è interrotta bruscamente quando l'attività per cui lavorava ha chiuso i battenti. La perdita del posto di lavoro, evento destabilante per chiunque, è stata per lui l'inizio di una lenta e inesorabile discesa, un vero e proprio scivolare in un baratro dal quale non è più riuscito a risollevarsi. Senza più un reddito e un punto di riferimento, ha cominciato a dormire in un furgone, parcheggiato nella zona del quartiere San Paolo, cercando un riparo di fortuna che, nelle ultime, gelide notti, aveva sostituito con l'atrio dell'ospedale Ca' Foncello, in una disperata ricerca di un po' di calore.
Il ricordo in campagna elettorale
La sua figura, sebbene appartata, non era passata del tutto inosservata. Antonella Tocchetto, consigliera comunale del Partito Democratico, ha ricordato di averlo incontrato durante la campagna elettorale per le Regionali, un episodio che ora, alla luce della tragedia, assume un significato più profondo e amaro. Quell'incontro, raccontato senza enfasi ma con il peso dei fatti, tratteggia l'immagine di un uomo che incrocia, seppur brevemente, il sentiero della politica e delle istituzioni, le stesse che forse non sono riuscite a intercettare il suo grido d'aiuto silenzioso. Un dettaglio, questo, che si aggiunge al mosaico di una vicenda personale complessa, fatta di solitudine e di tentativi, forse insufficienti, di ripartire.
Il dramma familiare e la solitudine
A parlare, attraverso il dolore, è stata anche la sua famiglia, che ha dipinto un ritratto di Gianluca segnato da continui alti e bassi. «Mio fratello morto di freddo: senza più lavoro è stato lasciato solo», ha dichiarato un familiare, sintetizzando in poche, crude parole l'amarezza per un destino che sembrava segnato. Quella frase, che riecheggia un lutto privato ma anche una questione pubblica, sottolinea come la perdita dell'occupazione sia stato l'evento scatenante, il cardine dopo il quale le reti di sicurezza, quelle personali e forse anche quelle sociali, non sono state in grado di reggere il peso della sua caduta. La sua fine, avvenuta in un anonimo fossato di periferia, diventa così l'emblema estremo di un'esistenza trascorsa ai limiti della visibilità, dove il freddo non è solo una condizione meteorologica, ma una metafora di un abbandono che è diventato, purtroppo, fatale.




