Intossicazione a Campobasso, la Procura indaga su due decessi e cinque sanitari

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura della Repubblica di Campobasso ha formalizzato i termini di un’inchiesta, assai delicata, che segue la scomparsa di due persone legate da un vincolo familiare. Il procedimento, avviato per omicidio colposo e per i reati di lesioni personali colpose e di responsabilità medica, si concentra sulle circostanze che hanno portato al decesso di una ragazza quindicenne, Sara Di Vita, e di sua madre, Antonella Di Ielsi, di cinquant’anni. I fatti, che hanno suscitato un profondo sconcerto nell’opinione pubblica molisana, si sono consumati in un lasso di tempo ristretto, tra la serata del 27 dicembre e quella successiva, all’interno delle strutture dell’ospedale Cardarelli. A firmare il comunicato ufficiale che rende noti gli sviluppi investigativi è stato il procuratore Nicola D’Angelo, il quale ha tracciato il perimetro giuridico di una vicenda i cui contorni clinici e procedurali restano ancora da chiarire compiutamente.

La dinamica dei fatti e la cena della Vigilia

Le indagini, che muovono dall’ipotesi più accreditata di un’intossicazione alimentare, ricostruiscono una sequenza tragica iniziata a Pietracatella. La famiglia, composta dai due coniugi e dalla figlia, avrebbe infatti consumato, durante la cena della Vigilia di Natale, un pasto a base di pesce e frutti di mare; tra questi, secondo quanto riferito, erano presenti delle cozze. Poche ore dopo quel cenone, le condizioni di salute di tutti e tre i componenti del nucleo familiare si sarebbero rapidamente deteriorate, manifestando sintomi tali da richiedere un ricovero in ospedale. Una dinamica, questa, che lascia presupporre un agente patogeno o tossico di notevole virulenza, capace di agire in maniera fulminea. La magistratura ha pertanto disposto, parallelamente alle indagini sui sanitari, sia l’autopsia sui corpi delle due donne sia una serie di analisi di laboratorio mirate sui residui degli alimenti consumati quella sera, nella speranza di isolare con certezza la sostanza responsabile.

Le dimissioni dal pronto soccorso e il quadro degli indagati

Un aspetto centrale dell’inchiesta riguarda la gestione clinica delle pazienti nei loro primi accessi in ospedale. Sia la madre che la figlia, stando a quanto emerso, erano state visitate al pronto soccorso e in seguito dimesse, in due momenti distinti, prima del ricovero definitivo che si è concluso con l’esito fatale. È proprio su questi passaggi, sulla valutazione dei sintomi e sulla correttezza delle procedure di triage e di osservazione, che la Procura ha deciso di concentrare l’attenzione, iscrivendo nel registro degli indagati cinque professionisti sanitari. La loro posizione, che dovrà essere esaminata nel corso delle investigazioni, è al momento legata a possibili profili di negligenza o imperizia, senza che ciò comporti, allo stato attuale, alcuna forma di determinazione giudiziaria.

Il dolore degli amici e il percorso verso la verità

Al di là delle necessarie valutazioni tecniche e giuridiche, la vicenda ha lasciato un solco profondo nel tessuto sociale del piccolo centro molisano. Gli amici più stretti della quindicenne scomparsa, visibilmente provati, hanno raccontato di aver parlato con lei anche dopo la cena fatale, scambiandosi progetti per le festività e per imminenti occasioni di svago. L’aggravarsi delle condizioni di Sara, percepito inizialmente forse come un malessere passeggero, ha reso ancor più drammatico e improvviso l’epilogo. Oggi, mentre la macchina della giustizia cerca di fare luce sulle responsabilità, professionali e non, resta il vuoto incolmabile per una doppia perdita che ha colpito una famiglia, privando un padre e marito sia della compagna che dell’unica figlia in pochi, tragici giorni.

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