La diffida di Disney a ByteDance: personaggi Marvel e Star Wars “rubati” dall’AI cinese Seedance
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Dopo la diffusione virale di un video, incredibilmente realistico, che ritraeva Brad Pitt e Tom Cruise in un violento scontro Corpo a corpo sul tetto di un grattacielo, generato interamente dal nuovo software di intelligenza artificiale Seedance 2.0, la reazione di Hollywood non si è fatta attendere. A guidare l’offensiva legale, questa volta, è stata direttamente Disney, colosso dell’intrattenimento che detiene i diritti di alcuni tra i franchise più redditizi e iconici della storia del cinema. La società ha inviato una formale lettera di diffida a ByteDance, la potente azienda tecnologica cinese proprietaria di TikTok, accusandola di aver rifornito il suo modello generativo con una vera e propria “libreria pirata” di personaggi protetti da copyright.
L’accusa di Disney: “appropriazione fraudolenta” di proprietà intellettuale
Non si tratta, quindi, della semplice riproduzione non autorizzata del volto di due star, questione che pure ha sollevato immediate proteste da parte del sindacato degli attori Sag-Aftra, ma di un’operazione sistematica e premeditata che, secondo i legali di Disney, avrebbe inrato nel motore stesso di Seedance un database illecito di proprietà intellettuale. L’avvocato David Singer, nelle carte della diffida, ha parlato di un “furto virtuale” definendolo “intenzionale, pervasivo e totalmente inaccettabile”. La preoccupazione principale, per lo studio, risiede nell’aver scovato tra i contenuti generabili dalla piattaforma non solo i personaggi del Marvel Cinematic Universe, come Spider-Man, ma anche le figure leggendarie della galassia di Star Wars, a partire dal celebre villain Darth Vader, trattati alla stregua di materiale di pubblico dominio. L’azienda californiana, che tra l’altro lo scorso dicembre aveva siglato un accordo di licenza con OpenAI per consentire al generatore Sora di utilizzare i propri personaggi in un quadro contrattuale definito, vede in questa mossa di ByteDance una concorrenza sleale e una violazione massiccia delle norme sul diritto d’autore.
La posizione della Motion Picture Association e del sindacato attori
Alla presa di posizione del singolo studio si è allineata immediatamente l’intera industria cinematografica rappresentata dalla Motion Picture Association, l’associazione di categoria che riunisce i maggiori studios di Hollywood, da Netflix a Warner Bros, passando per Sony e Universal. Il suo amministratore delegato, Charles Rivkin, ha chiesto a ByteDance di “cessare immediatamente l’attività illecita”, sottolineando come il lancio di un servizio privo di significative salvaguardie contro le infrazioni rappresenti una palese violazione delle leggi sul copyright che tutelano milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti. Sul fronte dei lavoratori, il sindacato degli attori Sag-Aftra ha espresso una condanna senza appello, parlando di “infrazione flagrante” che lede il diritto alla propria immagine e alla propria voce, minando alla base la capacità dei talenti umani di guadagnarsi da vivere con la propria arte. Una preoccupazione, quella per la tenuta dell’intero settore, che riecheggia le parole dello sceneggiatore di *Deadpool*, Rhett Reese, il quale, commentando il video dei due divi, aveva amaramente twittato: “Odio dirlo, ma per noi è probabilmente finita”.
La risposta di ByteDance tra promesse di misure e silenzi
Di fronte a questa offensiva legale e mediatica, la reazione di ByteDance è app apparsa inizialmente cauta e, per certi versi, ambivalente. Da un lato, l’azienda ha dichiarato di rispettare la proprietà intellettuale e di aver preso atto delle preoccupazioni sollevate dall’industria dell’intrattenimento, annunciando l’intenzione di rafforzare le misure di salvaguardia per impedire che gli utenti possano servirsi dello strumento per utilizzare in modo non autorizzato personaggi e immagini protetti. Un portavoce, interpellato dalla Cnbc, ha parlato della volontà di implementare nuove politiche per garantire il rispetto del diritto d’autore. Dall’altro lato, però, la società non ha fornito dettagli concreti su come intenda operare tecnicamente questa moderazione, né ha chiarito quali dataset siano stati effettivamente impiegati per l’addestramento del modello Seedance 2.0, lasciando aperto il nodo cruciale della presunta “libreria pirata” su cui si basa la potenza generativa del suo software. Nel frattempo, il contenzioso si allarga ad altri fronti internazionali, con il governo giapponese che ha già avviato un'indagine su possibili violazioni legate all'uso di personaggi di famosi anime giapponesi.




