La promozione postuma di Iolanda Apostolico: il Csm la riabilita mentre lei coltiva ulivi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La settima valutazione di professionalità, quella che avrebbe dovuto rappresentare il coronamento di una carriera culminata con lo scatto al livello più alto, arriverà comunque per l’ex magistrata Iolanda Apostolico, nonostante lei abbia appeso la toga al chiodo ormai da più di un anno. Il Consiglio superiore della magistratura, riunito in questi giorni, si accinge a discutere una delibera che – di fatto – restituisce onore e benefici economici alla giudice del Tribunale di Catania, travolta nel 2024 da un autentico ciclone mediatico dopo le immagini di una partecipazione a una manifestazione politicamente connotata. La proposta, partita dalla Quarta Commissione e approvata con la sola astensione della componente di centrodestra, certifica la bontà del suo operato in relazione al celebre episodio della disapplicazione del decreto Cutro. Secondo i colleghi che ne hanno valutato l’operato, la sua decisione di non convalidare il trattenimento di alcuni migranti a Pozzallo non solo non costituiva devianza ideologica, ma trovava fondamento in motivazioni giuridicamente solide, tanto che il governo stesso aveva poi rinunciato al ricorso presentato contro quel provvedimento.

La scelta di lasciare la toga e la vita nell’agriturismo

Eppure, quella promozione che avrebbe dovuto arrivare già nel 2023 è arrivata in ritardo e, paradossalmente, quando la diretta interessata aveva ormai voltato pagina. Stanca delle polemiche che l’avevano investita come un fiume in piena, Apostolico ha rassegnato le dimissioni nel dicembre del 2024, efficaci dal 15 dello stesso mese, scegliendo di abbandonare l’aula di tribunale per un'esistenza decisamente più rustica. Fonti vicine alla sua cerchia raccontano che oggi gestisca un agriturismo, dedicandosi a una vita lontana dai riflettori e dalle tensioni politiche che ne avevano segnato gli ultimi anni di servizio. Nonostante questo radicale cambio di vita, il meccanismo burocratico del Csm non si è fermato: l’organo di autogoverno della magistratura ha ritenuto di dover procedere ugualmente alla valutazione, attribuendole il massimo dei voti e rendendo la promozione retroattiva. Questa mossa, per molti versi inedita, non riporterà certo Apostolico in tribunale, ma avrà conseguenze concrete sul suo trattamento economico di fine servizio, aumentando la base stipendiale utile per il calcolo del Tfs e della pensione.

Il video del porto di Catania e la compatibilità con la toga

La scintilla che fece deflagrare il caso risaliva a un video girato al porto di Catania il 25 agosto 2018, durante le concitate giornate della nave Diciotti. In quelle immagini, riprese da dietro il cordone delle forze dell’ordine, si vedeva una donna – riconosciuta in Apostolico dal leader della Lega Matteo Salvini – muoversi tra i manifestanti che urlavano epiteti contro la polizia per chiedere lo sbarco dei migranti. La domanda che attraversò il dibattito politico e giuridico fu immediata: un magistrato, che per di più si occupava proprio di immigrazione, poteva partecipare a una protesta su un tema che sarebbe poi finito sul suo scrittoio? La diretta interessata, in una versione non ufficiale riportata ai colleghi, spiegò allora di essersi posizionata tra la polizia e i contestatori proprio per cercare di evitare scontri, ma la sua giustificazione non bastò a fermare l’ondata di critiche.

Il risarcimento postumo del Csm e i vantaggi economici

Ciò che colpisce, nell’evoluzione odierna della vicenda, è la distanza abissale tra l’accanimento subito da Apostolico ai tempi dei fatti e l’assoluzione, se non addirittura l’elogio, che arriva oggi dal Csm. La delibera che le riconosce la massima professionalità contiene un passaggio chiave: la sua condotta, anche quella contestata pubblicamente, non ha mai violato i doveri di imparzialità. Si tratta, di fatto, di una riabilitazione che assume i contorni di un paradosso, dal momento che la giudice non solo non esercita più, ma ha anche scelto una vita che non ha nulla a che fare con i codici e le udienze. Per lei, che oggi probabilmente indossa stivali da lavoro invece della toga, arriverà comunque un assegno previdenziale più so; per il sistema giudiziario, resta il caso irrisolto di una figura pubblica giudicata in piazza prima che in via definitiva dagli organi competenti, con il Csm che mette una pezza formale a una carriera interrotta anzitempo.

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