Vicenza, l’autista fa scendere dal bus lo studente disabile che si era autodenunciato: aperto un procedimento disciplinare

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’onestà, a quanto pare, non è stata premiata; anzi, è stata punita con l’allontanamento. È accaduto lunedì scorso a San Felice, frazione di Piovene Rocchette, nel Vicentino, dove un ragazzo di quindici anni con disabilità — uscito da scuola intorno a mezzogiorno per il rientro a casa, ad Altavilla — è stato invitato dal conducente dell’autobus a scendere dal mezzo. Il motivo? Il giovane, salito regolarmente a bordo della linea 12 gestita da Svt, ha cercato invano il proprio abbonamento e, in un gesto che la madre definirà poi «di completa e sincera onestà», ha subito informato l’autista della presunta dimenticanza, senza attendere l’arrivo di un eventuale controllore -1-3-7. Peccato che l’abbonamento, lo avesse. Era semplicemente finito in uno scomparto dello zaino diverso dal solito, o forse, nella concitazione del dopo-scuola, riposto distrattamente. Ma a quel punto la decisione era già stata presa: il ragazzo è stato fatto scendere ed è rimasto solo, sotto la pioggia che nel frattempo aveva iniziato a cadere, fermo alla pensilina mentre il bus riprendeva la sua corsa -5-6.

A raccontare la vicenda, ripresa dal Giornale di Vicenza e poi rilanciata dalle agenzie, è stata la madre, la quale ha spiegato — con l’amarezza di chi vede il proprio figlio mortificato da un meccanismo burocratico privo di flessibilità — che il quindicenne ha potuto avvisare il nonno solo grazie al cellulare, unico strumento di salvezza in una circostanza che avrebbe potuto trasformarsi in qualcosa di ben più grave -8-10. La donna, impossibilitata a raggiungerlo perché al lavoro, si è detta sconcertata non tanto dall’esistenza delle regole, quanto dalla mancata applicazione di quelle procedure — la multa, la successiva regolarizzazione — che la stessa azienda di trasporto prevede per gli abbonati che viaggiano sprovvisti del Titolo -2. Invece, qui non c’è stata contravvenzione, né verifica: solo l’intimazione a scendere.

La società si scusa e apre una contestazione

La Svt, società del trasporto pubblico vicentino, non ha atteso molto per prendere posizione. Il presidente Marco Sandonà ha espresso «scuse pubbliche allo studente e alla sua famiglia» e ha fatto sapere che è stata immediatamente aperta una procedura di contestazione disciplinare nei confronti del dipendente -6-8. Un atto dovuto, considerato che — come si legge nella nota diffusa dall’azienda — «il comportamento descritto non rispecchia in alcun modo le regole di viaggio della Carta dei Servizi, né la politica del gruppo nei confronti degli utenti» -2-6. Il dirigente ha tenuto a precisare, quasi a voler tracciare una linea di demarcazione tra l’operato del singolo e la cultura aziendale, che la responsabilità verso i passeggeri, specialmente se minorenni o fragili, impone di non lasciarli mai a terra. Un principio, quest’ultimo, che viene ribadito con frequenza nella formazione del personale di guida, ma che in questo caso — e non è il primo — è stato disatteso.

Le norme dimenticate e l’amarezza di un gesto corretto

Ciò che rende la vicenda particolarmente paradossale, e per certi versi esemplare di uno zelo male interpretato, è la distanza siderale tra il dettato regolamentare e l’atto compiuto. Sul sito della stessa Svt, infatti, si legge che qualora un abbonato non possa esibire il titolo al momento della richiesta, gli viene comminata una sanzione amministrativa; sanzione che decade automaticamente se, entro i quindici giorni successivi, l’utente dimostra di essere comunque in possesso di un abbonamento valido per quella data -1-3. Una procedura pensata per gestire proprio le dimenticanze, gli smarrimenti temporanei, la distrazione umana. Il quindicenne, che distratto non era affatto, ha seguito un preciso impulso etico: mettere subito le carte in tavola, dichiarare la sua presunta irregolarità. E la risposta che ha ricevuto, invece della multa che avrebbe consentito alla famiglia di dimostrare la buona fede e la regolarità della posizione, è stata l’espulsione dal mezzo -10.

L’intervento di Zaia: il rispetto prima di ogni procedura

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, le cui dichiarazioni — riprese da più testate — hanno il tono di chi non si limita a stigmatizzare l’episodio, ma prova a ricondurlo a una questione più ampia di civiltà del servizio -4-9. «Dov’è finita l’umanità?», si è chiesto Zaia, «se un minore con disabilità che chiede aiuto viene lasciato solo?». Il riferimento, implicito ma chiaro, è al precedente accaduto solo poche settimane fa in Cadore, quando un bambino di undici anni fu fatto scendere dal bus e costretto a percorrere sei chilometri sotto la neve perché sprovvisto del biglietto maggiorato per le Olimpiadi -1-5. Due storie diverse, quasi sovrapponibili nella loro assurda geometria. Zaia ha insistito su un concetto che, nella sua semplicità, appare oggi rivoluzionario: «Il rispetto viene prima di ogni procedura» -4. E ha aggiunto, quasi a voler restituire dignità al gesto del ragazzo, che un giovane il quale si rivolge con correttezza all’autista non può essere trattato alla stregua di chi approfitta scientemente del servizio. Non è un furbo, ha detto. È solo un ragazzo che ha detto la verità.

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