Air New Zealand lancia le capsule letto a castello per i passeggeri di classe economica

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Chiunque abbia affrontato un volo intercontinentale, magari diretto verso quelle mete lontane che dall’Italia sembrano quasi irraggiungibili, conosce bene la sottile tortura del collo rigido e delle ginocchia che premono contro lo schienale del sedile di fronte. Finora, il discrimine tra l’arrivare a destinazione freschi come una rosa o sembrare reduci da una notte di bagordi, era dettato esclusivamente dal prezzo del biglietto e dalla possibilità di permettersi una business class. Eppure, questa linea di demarcazione sta per essere rivoluzionata da Air New Zealand, la principale compagnia aerea neozelandese, che ha annunciato l’imminente debutto dello “Skynest”: un modulo composto da sei capsule, disposte esattamente come i letti a castello di un ostello della gioventù, che verrà installato nel corridoio dei suoi Boeing 787-9 Dreamliner.

La novità, attesa da tempo sul mercato, si inserisce in un percorso di innovazione che la compagnia aveva già avviato nel lontano 2011 con il lancio dello “Skycouch”, ossia una fila di sedili in economy in grado di trasformarsi in un letto piatto grazie a speciali poggiapiedi rialzabili. Mentre il vecchio sistema richiedeva l’acquisto di un intero blocco di posti, il nuovo “Skynest” – che debutterà sulla lunghissima tratta tra Auckland e New York – offre un’alternativa molto più simile a quella che si trova nei treni notturni, ma adattata alle stringent regole dell’aviazione civile. I passeggeri delle classi economy e premium economy, che dovranno comunque essere in possesso di un posto a sedere tradizionale per il decollo e l’atterraggio, potranno prenotare una di queste cabine a partire dal 18 maggio, con i primi viaggi operativi previsti per novembre del 2026.

Quattro ore di sonno orizzontale a un prezzo che non è popolare, ma nemmeno proibitivo

L’accesso a questi spazi, è bene chiarirlo subito, non sarà gratuito né illimitato. Ogni singola sessione di riposo ha una durata prestabilita di quattro ore, un tempo studiato dalla compagnia per bilanciare il turnover delle capsule durante il volo, considerando che il tragitto tra JFK e Auckland supera abbondantemente le diciassette ore di volo. Per usufruirne, i viaggiatori dovranno sborsare un supplemento di 495 dollari neozelandesi – l’equivalente di circa 280 euro – che si aggiunge al costo del biglietto aereo standard. Un investimento non da poco, certo, ma che per molti potrebbe valere il costo di arrivare a destinazione effettivamente riposati, evitando il temuto jet lag.

Ogni singola capsula, studiata per ospitare un solo adulto di età non inferiore ai quindici anni, è un concentrato di funzionalità in uno spazio ridotto all’osso. Il giaciglio, lungo circa 203 centimetri e largo 64 all’altezza delle spalle (per poi restringersi verso i piedi), è dotato di lenzuola pulite, cuscino, una tenda per la privacy che isola dalla luce e dal movimento altrui, nonché di un kit di cortesia che include tappi per le orecchie, maschere per dormire, calze e prodotti per la cura della pelle. Pur di garantire la sicurezza, è vietato consumare cibo all’interno del letto e l’uso di profumi è fortemente sconsigliato, se non proibito, per non infastidire gli altri ospiti che condividono lo spazio ristretto.

Le regole dello “Skynest” tra divieti ferrei e una singolare concessione alla natura umana

La gestione di uno spazio comune all’interno di un aereo, si sa, richiede un codice di comportamento molto rigido. La compagnia neozelandese ha quindi stilato un vademecum piuttosto dettagliato per l’utilizzo delle capsule a castello. È severamente vietato, ad esempio, infilarsi in due nella stessa cuccetta, così come è assolutamente proibito tentare di nascondere bambini al proprio interno, una pratica che la compagnia ha voluto scoraggiare esplicitamente fin da subito. L’accesso, come detto, è riservato ai maggiorenni o ai ragazzi che abbiano compiuto il quindicesimo anno d’età, una scelta dettata principalmente da ragioni di sicurezza legate all’uso delle scale per raggiungere i letti più alti e alla gestione di eventuali turbolenze.

Tuttavia, in quella che appare come una piccola, grande concessione alla realtà fisiologica del sonno, Air New Zealand ha deciso di fare un’eccezione piuttosto singolare. Il personale di bordo non interverrà per zittire chi, inevitabilmente, inizierà a russare. “Statisticamente, qualcuno lo farà – si legge nelle linee guida riportate dalla stampa internazionale –. Potresti essere tu. Va bene così. I tappi per le orecchie sono forniti a tutti, giusto per sicurezza”. Un approccio pragmatico, questo, che riconosce la funzione primaria dello spazio – dormire – senza fingere che un ambiente condiviso possa mai essere silenzioso come una camera d’albergo.

La strategia di lungo raggio per una nazione geograficamente isolata

La scelta di lanciare questa sperimentazione proprio sulla rotta che collega New York ad Auckland non è certo casuale. Per una nazione come la Nuova Zelanda, la cui economia turistica vale decine di miliardi di dollari, l’isolamento geografico rappresenta storicamente un ostacolo significativo. Il volo diretto, che dura circa diciassette ore, è una barriera psicologica e fisica che molti potenziali visitatori faticano ad accettare. L’amministratore delegato della compagnia, presentando l’innovazione, ha sottolineato come l’obiettivo sia proprio quello di rendere il viaggio più gestibile per la fascia di mercato che rappresenta il vero motore del turismo di massa, quella dei vacanzieri con un budget medio.

Non si tratta solo di un’operazione di marketing, ma di un vero e proprio banco di prova tecnico. Le sei capsule, installate in sostituzione di una galleria e di alcuni sedili standard, verranno gestite con turni di “pulizia rapida” tra una sessione e l’altra: l’equipaggio avrà mezz’ora per cambiare la biancheria e igienizzare gli spazi prima che i nuovi occupanti prendano possesso del letto. Se l’esperimento su questa rotta dovesse rivelarsi un successo, come tutto lascia presagire visti i precedenti dello “Skycouch”, non è escluso che altre tratte ultra-lunghe della compagnia, come quelle per Chicago o Houston, possano presto adottare la stessa soluzione per rivoluzionare il concetto stesso di “economy class”.

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