Cronaca nera e processo mediatico: il caso Garlasco e il confine dell'informazione
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Redazione Salute
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Il ritorno sotto i riflettori del caso di Garlasco, con la riapertura delle indagini per l'omicidio di Chiara Poggi avvenuto nell'agosto del 2007, ha riacceso un dibattito che va ben oltre i confini della vicenda giudiziaria. A quasi vent'anni dal delitto, la copertura mediatica che ha accompagnato le varie fasi processuali è tornata al centro dell'attenzione, con osservatori e addetti ai lavori che si interrogano su una domanda ormai ricorrente: dove finisce il diritto di cronaca e dove inizia la spettacolarizzazione.
La spettacolarizzazione della giustizia
L'avvocato Paolo Della Sala, intervenuto ai microfoni di SEIDISERA, ha descritto il caso Garlasco come "probabilmente il massimo possibile" della spettacolarizzazione mediatica della cronaca giudiziaria in Italia. Un fenomeno che, secondo il legale, non riguarda soltanto il nostro Paese ma che negli ultimi anni ha assunto proporzioni sempre più estreme.
A sostegno di questa tesi, Della Sala ha citato una recente sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Milano, nella quale i giudici hanno scritto che il processo mediatico aveva influenzato il comportamento di un'imputata durante il procedimento. "La Corte ha ritenuto non attendibili alcune dichiarazioni, perché l'influenza del processo mass mediatico era stata tale da rendere suggestionata l'imputata stessa", ha spiegato il legale.
Populismo giudiziario e percezione della sicurezza
Le conseguenze di questa "ridondanza mediatica", come l'ha definita Della Sala, non si limitano però alle persone direttamente coinvolte nei procedimenti giudiziari. "Questo è un tema delicatissimo. Gli effetti sono piuttosto devastanti", ha affermato l'avvocato. Nonostante l'Italia sia statisticamente un Paese con un basso tasso di criminalità, addirittura più basso della Svizzera secondo le sue parole, la continua esposizione mediatica ai casi violenti contribuisce a diffondere l'idea di una società molto meno sicura di quanto indichino i dati reali.
Della Sala ha aggiunto che questa esposizione avrebbe portato a interventi legislativi definiti inutili da molti specialisti del diritto penale, in risposta a quello che lui definisce un "populismo giudiziario". Un fenomeno, questo, che rischierebbe di orientare la politica in direzioni che non servono a rispondere alle reali esigenze di prevenzione.
La metamorfosi del pubblico da spettatore a detective
Simona Ventura, in un editoriale pubblicato sul Resto del Carlino, ha osservato come il pubblico italiano sia cambiato radicalmente nel modo di rapportarsi alla cronaca nera. "Eravamo il Paese dei sessanta milioni di allenatori. Oggi siamo diventati sessanta milioni di investigatori", ha scritto. Attorno alle vicende giudiziarie, dal caso Garlasco all'omicidio di Pierina Paganelli, si sono formate vere e proprie tifoserie alimentate dai programmi televisivi e dai social network.
Il fenomeno, ha spiegato Ventura, ha anche ragioni economiche: la cronaca nera costa poco e dà grandi risultati in termini di ascolti, consentendo alle reti televisive di riempire ore di programmazione senza sostenere gli investimenti richiesti dall'intrattenimento tradizionale. I social network, poi, amplificano il fenomeno: ogni dichiarazione viene rilanciata e trasformata in uno schieramento, e tutto diventa materiale virale.
Un sistema che si autoalimenta
Il giornalista Stefano Nazzi, volto noto del panorama crime italiano con la sua serie "Nazzi Racconta" su Sky Crime, ha posto l'accento sulla necessità di un approccio più misurato. "La cronaca andrebbe raccontata senza cedere alla volontà di ipotesi fantasiose e senza cercare di forzare l'emotività ad ogni costo. Come? Facendo due passi indietro per raccontare quelli che sono i fatti, le cose verificate", ha dichiarato in un'intervista a Panorama.
Secondo Nazzi, il caso Garlasco rappresenta una vicenda in cui "si è andati oltre in quello che è stato costruito intorno alla stessa storia". Un'analisi condivisa anche dal racconto di Andrea Sempio, l'amico del fratello di Chiara Poggi recentemente accusato del delitto, che in un audio WhatsApp descrive il momento in cui ha visto il suo volto comparire in televisione, apprendendo così di essere diventato una notizia. "Stavo uscendo dalla cucina, vado verso la sala e di punto in bianco compare la mia faccia sul televisore", ha raccontato.
Una scena che, come è stato osservato, sembra uscita da un romanzo di Kafka o di Sciascia, ma che invece è la cronaca di un sistema mediatico-giudiziario che si autoalimenta prima ancora che esistano prove, sentenze e certezze.




