L’Abruzzo tra allerta gialla e l’arrivo di un ciclone tardivo: temporali, neve fino a bassa quota e mareggiate in arrivo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’Abruzzo torna a fare i conti con l’instabilità primaverile, quella che quest’anno sembra voler concedere una tregua solo a tratti, e lo fa con un bollettino che impone attenzione. Per la giornata di lunedì 30 marzo 2026, il Dipartimento della Protezione Civile ha diramato un’allerta meteo gialla, un provvedimento che – seppur non indichi una situazione di emergenza imminente – richiede comunque un monitoraggio costante dei bacini idrografici e delle aree più vulnerabili. La perturbazione, che sta attraversando il Paese, ha scelto proprio il cuore dell’Appennino centrale come uno dei bersagli principali, portando con sé il duplice rischio, spesso il più insidioso in territori segnati da una orografia complessa, dei temporali e delle conseguenti criticità idrogeologiche.

Il quadro meteorologico: una tempesta di origine artica si abbatte sul meridione

Il quadro generale, però, non si esaurisce con il semplice passaggio di una perturbazione. A complicare la situazione, e a prolungarne gli effetti ben oltre le ventiquattr’ore iniziali, è la configurazione barica che sta prendendo forma proprio sul finire del mese. Un minimo di bassa pressione, destinato a approfondirsi prima sulla Sicilia e successivamente sullo Ionio, sta infatti attivando una circolazione ciclonica molto intensa, caratterizzata da venti orientali e settentrionali che spazzeranno gran parte del Paese. Le raffiche, in questa fase, potranno raggiungere intensità di burrasca, con punte fino a 90-100 chilometri orari, alimentando estese mareggiate lungo le coste esposte. Si tratta, in sostanza, dell’ultima irruzione di aria fredda tardiva del mese, un fronte artico che – nel suo incedere verso sud – incontra l’umidità mite che risale dal Mediterraneo, creando le condizioni ideali per un’instabilità marcata e persistente.

Il rischio neve e le aree più esposte tra Abruzzo e Marche

Proprio da questo scontro di masse d’aria deriva uno degli aspetti più rilevanti della fase meteo in atto, ovvero il significativo abbassamento della quota neve. Se gran parte dell’attenzione mediatica si è concentrata sui forti venti e sulle precipitazioni intense, gli esperti segnalano che l’Abruzzo, insieme alle Marche meridionali, si troverà al centro di una vera e propria “emergenza neve” tra martedì 31 marzo e giovedì 2 aprile. In queste regioni, le condizioni diventeranno “perfette” – per usare un termine tecnico – per assistere a nevicate copiose a partire dai 700-800 metri di altitudine, con un coinvolgimento solo marginale del Molise, dove l’innalzamento delle temperature impedirà al fiocco di scendere sotto i 1200 metri. Il meccanismo, in questo caso, è ben noto ai meteorologi: l’aria umida e mite che risale da est-sudest interagisce violentemente con quella fredda di estrazione artica proveniente da nord-nordest, scaricando al suolo precipitazioni abbondanti che, a bassa quota, si traducono in accumuli nevosi degni di pieno inverno.

Previsioni per Pasqua e Pasquetta: un quadro frammentato tra pioggia e aperture

Guardando al ponte pasquale, il quadro meteo si presenta articolato e variegato da nord a sud. Al Nord, per il giorno di Pasqua, si prevedono cieli inizialmente sereni o poco nuvolosi, con la possibilità di isolati rovesci solo sui rilievi dell’Alto Adige, in un contesto in cui le precipitazioni resteranno comunque confinate oltre i 600 metri di quota. Nel corso del pomeriggio, una nuvolosità irregolare attraverserà la regione, lasciando però spazio a maggiori aperture sul versante nord-ovest, mentre tra la serata e la nottata il tempo tornerà a mostrarsi asciutto. Al Centro, la situazione apparirà decisamente più perturbata, con cieli coperti in particolare sulle regioni adriatiche: qui le precipitazioni sparse potranno avere carattere nevoso già a partire dai 600-700 metri, un aspetto, quest’ultimo, che richiederà particolare attenzione lungo le arterie stradali appenniniche e nei valichi interni dell’Abruzzo. Per le coste e i litorali, il rischio principale resta invece legato al forte vento e alle mareggiate, con onde che potrebbero battere con violenza gli arenili e le strutture portuali.

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