Legge elettorale, la rivolta in Forza Italia e il pressing di Tajani: lo Stabilicum verso il Senato tra preferenze e fibrillazioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La maggioranza di governo si appresta ad affrontare quella che si preannuncia come la prova più delicata dal giorno della sua formazione. Il provvedimento sulla nuova legge elettorale, ribattezzato "Stabilicum" in omaggio alla sua ambizione di garantire una solida governabilità, è infatti approdato al Senato dopo il via libera della Camera e il dibattito, già infuocato, si appresta a vivere un nuovo, decisivo capitolo.

A tenere banco non sono solo i tecnicismi di un sistema che sostituisce il Rosatellum, ma le profonde divisioni interne alla coalizione di centrodestra, con Forza Italia che si trova al centro di una tempesta perfetta che rischia di mettere a dura prova la tenuta dell'intero esecutivo.

Preferenze e fronda azzurra: il pressing di Tajani e le resistenze interne

Il clima, come si può facilmente immaginare, è tesissimo. Il fulcro dello scontro, ormai noto, riguarda l'abolizione del voto di preferenza, una delle novità più significative introdotte dal testo fortemente voluto da Fratelli d'Italia. La scelta di liste bloccate, che toglie di fatto all'elettore la possibilità di scegliere il singolo candidato, è diventata il simbolo di una riforma percepita da più parti come un atto di forza destinato a ridurre la rappresentatività a vantaggio delle segreterie di partito.

Ed è proprio su questo punto che si è consumata la fronda interna a Forza Italia, con una rivolta che ha visto contrapposti i fedelissimi del segretario Antonio Tajani, intenzionati a chiudere la partita in tempi rapidi per onorare l'accordo di coalizione, e coloro che, invece, guardano con crescente preoccupazione a questa svolta, spingendo per un rallentamento o addirittura per un ripensamento totale.

Una posizione, quest'ultima, che trova un convinto sostegno in ambienti vicini a Marina Berlusconi e che ha trovato un inaspettato quanto efficace portavoce nella metafora calcistica utilizzata da Adriano Galliani nel corso di una riunione dei senatori azzurri. Galliani, con la consueta schiettezza, avrebbe rievocato una celebre e contestata immagine di Gigi Buffon per sottolineare come, in certe situazioni, sia preferibile un pareggio che una sconfitta, lasciando intendere come per Forza Italia l'opzione di un "non accordo" potrebbe essere meno dannosa di una subalternità a Fratelli d'Italia.

Lo Stabilicum e il banco di prova della maggioranza: l'incidente sulle preferenze

L'approvazione alla Camera, sebbene formalmente ottenuta con 217 voti favorevoli, ha messo in luce crepe profonde. L'emendamento sulle preferenze, presentato da esponenti di Fratelli d'Italia, è stato infatti bocciato per un solo voto, con circa trenta deputati della maggioranza che hanno votato con l'opposizione, segnando una sconfitta politica di non poco conto per la coalizione. Ora, con il passaggio al Senato, lo Stabilicum diventa il vero banco di prova per il governo, chiamato a dimostrare la propria coesione su un tema decisivo per il futuro del Paese.

L'incidente sulle preferenze, tuttavia, ha innescato un meccanismo che rischia di mettere in crisi gli equilibri interni, rendendo il voto di Palazzo Madama ancora più incerto e spostando il baricentro della trattativa su posizioni che i vertici della maggioranza faticano a controllare.

La strategia dell'opposizione, in questo clima di incertezza, sembra essere quella di temporeggiare in Commissione, cercando di dilatare i tempi di un iter parlamentare che appare già di per sé complesso, forse nella speranza che le fibrillazioni interne al centrodestra portino a un ripensamento complessivo del progetto.

Un "obbrobrio giuridico e logico": il parere del professor Passarelli

Intanto, il dibattito politico si intreccia con le valutazioni degli esperti, che hanno accolto la riforma con un coro di critiche aspre e motivate. Tra questi, il professor Gianluca Passarelli, docente di Scienza politica e uno dei maggiori esperti italiani di sistemi elettorali, non ha usato mezzi termini per definire il nuovo meccanismo.

In un intervento che ha fatto discutere, Passarelli ha bollato lo Stabilicum come un "obbrobrio giuridico e logico", sottolineando come il sistema, che prevede l'assegnazione di un premio di maggioranza fisso di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato alla coalizione vincente che raggiunga almeno il 42% dei voti, sia costruito su basi tecniche fragili e potenzialmente paradossali.

L'abolizione dei collegi uninominali e l'introduzione di liste bloccate, secondo il professore, rappresenterebbero un passo indietro in termini di democrazia interna e rappresentanza, con il rischio concreto che il premio di maggioranza, in uno scenario politico frammentato, possa finire per assegnare una maggioranza schiacciante a una coalizione che non ha ottenuto un consenso altrettanto ampio dal corpo elettorale.

I meccanismi della nuova legge: premio, sbarramento e liste bloccate

Per comprendere appieno la portata della riforma è necessario analizzarne i meccanismi fondamentali. Oltre al premio di maggioranza, che scatta al raggiungimento della soglia del 42%, la legge introduce una soglia di sbarramento al 10% per le coalizioni e al 3% per le liste singole, con la possibilità di ripescaggio per la prima lista coalizzata che non superi il limite, una misura pensata per limitare la frammentazione parlamentare.

L'innovazione più radicale rimane però la previsione di un sistema a liste bloccate, che sopprime di fatto il voto di preferenza e affida ai partiti il potere di decidere l'ordine di eleggibilità dei propri candidati. Il testo prevede inoltre l'obbligo per le forze politiche di indicare nel programma il nome del candidato premier, che non comparirà però sulla scheda, lasciando al Presidente della Repubblica il compito di nominare il capo del governo nel rispetto dei meccanismi costituzionali.

A corredo di queste disposizioni, la riforma interviene anche sulla disciplina del voto per i cittadini fuori sede, introducendo la possibilità di votare nel comune di domicilio dopo almeno nove mesi di permanenza, e riduce le circoscrizioni per gli italiani all'estero, con l'obiettivo dichiarato di semplificare il sistema. Provvedimenti, questi ultimi, che rischiano però di passare in secondo piano rispetto al nodo politico irrisolto delle preferenze, una questione che, a meno di sorprese, continuerà a dividere il centrodestra e ad alimentare il dibattito per le prossime, cruciali, settimane.

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