La fucilazione di Nidal Hasan sarà trasmessa in diretta streaming
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Redazione Esteri
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La fucilazione di Nidal Malik Hasan, l'ex maggiore e psichiatra dell'esercito statunitense condannato a morte per la strage di Fort Hood del 2009, sarà trasmessa in diretta streaming. Lo ha confermato un funzionario del Pentagono ai media americani, precisando che «seguiranno ulteriori dettagli». L'esecuzione è fissata per il 3 dicembre alle 13, ora del Texas, nella stessa base militare dove Hasan compì l'attacco.
Una decisione senza precedenti
A rendere pubblica l'esecuzione è stata la volontà esplicita del Segretario alla Difesa Pete Hegseth, che ha annunciato la decisione nel corso di un'intervista all'emittente conservatrice Real America's Voice. «Faremo in modo che le persone possano guardarla, che sia pubblica», ha dichiarato Hegseth, spiegando che «la gente deve capire che azioni di questo tipo comportano conseguenze molto gravi». Il capo del Pentagono ha anche rivendicato la scelta del metodo: «Sarà fucilato da un plotone di soldati. Come è giusto che sia».
Negli Stati Uniti non si tiene un'esecuzione pubblica da novant'anni, e la decisione solleva interrogativi sulle modalità concrete con cui le forze armate intenderanno consentire al pubblico di assistervi. Le dichiarazioni di Hegseth, del resto, rompono con una prassi consolidata: le regolamentazioni militari prevedono che ai testimoni dell'esecuzione siano ammessi i familiari delle vittime e un numero limitato di rappresentanti dei media, non certo una platea illimitata.
Il ricorso al plotone d'esecuzione
La decisione di ricorrere alla fucilazione segna una rottura con la prassi degli ultimi decenni. L'ultima esecuzione militare statunitense risale al 1961, quando il soldato John Bennett fu giustiziato per impiccagione. Per trovare un'esecuzione mediante plotone di esecuzione nell'esercito americano bisogna invece risalire alla Seconda guerra mondiale, quando il soldato Eddie Slovik fu fucilato in Francia per diserzione.
Il presidente Donald Trump ha approvato la condanna a morte lo scorso 2 ottobre, su raccomandazione dello stesso Hegseth, e quattro giorni dopo il segretario dell'Esercito ha disposto l'esecuzione fissandone data e luogo.
Hasan, oggi cinquantaseienne, era uno psichiatra militare con il grado di maggiore e circa vent'anni di servizio alle spalle. Il 5 novembre 2009 fece irruzione in un edificio della base di Fort Hood dove i soldati si sottoponevano a visite mediche in preparazione di un dispiegamento in Afghanistan, gridò «Allahu akbar» e aprì il fuoco con una pistola semiautomatica. Nell'attacco uccisero tredici persone e ne ferirono trentadue. Hasan fu colpito dagli agenti intervenuti e rimase paralizzato dalla vita in giù.
Il processo e la condanna
Durante la corte marziale del 2013, Hasan scelse di difendersi personalmente e ammise apertamente di essere l'autore della sparatoria. Disse di aver agito per impedire che i soldati andassero in Afghanistan a uccidere altri musulmani, una linea difensiva che il giudice militare gli vietò di presentare. Il 23 agosto 2013 fu riconosciuto colpevole di tutti i quarantadue capi d'accusa, tra cui tredici omicidi premeditati e trentadue tentati omicidi, e cinque giorni dopo fu condannato a morte.
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto nel 2025 la sua richiesta di riesaminare il caso.
Le reazioni e i possibili sviluppi giudiziari
La decisione di rendere pubblica l'esecuzione ha suscitato critiche immediate. Il senatore democratico Chris Murphy, intervenuto alla CNN, l'ha definita senza mezzi termini: «Le esecuzioni pubbliche appartengono al Medioevo». Sul piano strettamente giuridico, esperti di diritto militare hanno ricordato che Hasan potrebbe ancora tentare di opporsi all'esecuzione presentando un'istanza di habeas corpus davanti a un tribunale civile, una mossa che potrebbe ritardare significativamente l'esecuzione.
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