Silicon Box a Novara, i numeri dell’accordo: 3,2 miliardi per 1.600 posti
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Redazione Economia
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La fase operativa, quella che trasforma gli annunci in cantieri e i cantieri in posti di lavoro, è ufficialmente iniziata per lo stabilimento di Silicon Box a Novara. La firma apposta a Roma, che ha visto il Ministero delle Imprese e del Made in Italy insieme a Invitalia e alla multinazionale di Singapore siglare l’accordo di sviluppo, rappresenta il vero spartiacque per un progetto che qualcuno, nelle more delle trattative, aveva finito per definire un parto travagliato. Un parto che però, a giudicare dai numeri sul tavolo, ha portato alla luce un peso massimo: un investimento complessivo di 3,2 miliardi di euro destinati alla produzione di microchip, con un focus specifico sulle tecnologie di chiplet integration, advanced packaging e testing.
Numeri da capogiro e un’area da rivitalizzare
Diciassettecento? No, la cifra corretta – che emerge dalla documentazione definitiva – è di 1.600 posti di lavoro diretti. Una forza lavoro qualificata che andrà a popolare il nuovo sito produttivo novarese, senza contare le ulteriori opportunità che germoglieranno nell’indotto, quelle che le piccole e medie imprese locali già iniziano a valutare con attenzione. Per l’Italia, e lo si può affermare senza timore di iperbole, è come aver pescato un jolly in un momento in cui le catene del valore globali dei semiconduttori restano nervose. L’operazione rivitalizza un’area – quella compresa tra il quadrante novarese e i grandi poli metropolitani – candidandola a diventare un ecosistema dell’innovazione baricentrico, sospeso a metà strada tra Milano e Torino e naturalmente innestato sui due Politecnici.
La soddisfazione della Regione e il lavoro di squadra
Il presidente Alberto Cirio, commentando l’intesa, l’ha definita «un passaggio di valore strategico per il Piemonte e per l’intero sistema industriale nazionale». Una dichiarazione, la sua, che non si perde in genericità: Cirio ha puntualizzato come l’accordo attivi un progetto capace di rafforzare la competitività europea nella microelettronica, consolidando al contempo il ruolo del territorio quale piattaforma attrattiva per i grandi investitori globali. E ha aggiunto – cosa non secondaria – che l’investimento si inserisce «pienamente nella nostra strategia di sviluppo delle filiere ad alta tecnologia», con ricadute rilevanti non solo in termini di occupazione qualificata ma anche di innovazione diffusa e crescita per le imprese dell’indotto. Il presidente non ha nascosto la soddisfazione per il lavoro di squadra, quello che ha portato in Piemonte «il più grande investimento dell’azienda in Europa».
Da Singapore al Piemonte, un sì miliardario dopo la travagliata gestazione
Che il percorso sia stato accidentato, lo si era capito dai silenzi e dalle attese dei mesi scorsi. Eppure, alla fine, il sì miliardario di Silicon Box è arrivato. La multinazionale di Singapore ha scelto Novara per produrre semiconduttori, e lo ha fatto con un impegno finanziario che alcuni documenti quantificano in 3,2 miliardi, altri (in precedenti comunicazioni regionali) in 3,4. Resta il dato di fondo: una cifra che non si vedeva da tempo su un investimento greenfield nel Nord Ovest. Nei prossimi giorni, fanno sapere fonti vicine al Mimit e a Invitalia, arriveranno ulteriori dettagli operativi. Per ora la firma c’è, i numeri pure. E per chi attendeva, è già più che sufficiente.




