Sul modello Albania attese le scuse di Elly Schlein
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Redazione Esteri
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Quanto sostenuto con insistenza da Giorgia Meloni, spesso messa sotto accusa dall'opposizione e da alcuni settori della magistratura che ne hanno ostacolato l'operato attraverso ricorsi giudiziari, trova ora una inaspettata conferma a livello europeo. I centri per migranti istituiti in Albania, il cui scopo originario era stato in parte ridimensionato proprio da quelle contestazioni legali, potranno finalmente funzionare a pieno regime e, anzi, diventare un pilastro della nuova politica comunitaria. Lo ha spiegato a Bruxelles il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, sottolineando come il recente regolamento Ue abbia di fatto sdoganato e incluso quel progetto nel quadro normativo comune, trasformandolo in un potenziale primo “return hub” funzionale per l'intera Unione.
La svolta europea sui rimpatri
Il Consiglio dei ministri dell'Interno Ue ha infatti approvato un pacchetto di misure che, come evidenziato dallo stesso Piantedosi, punta a rendere effettivo ed efficace il sistema europeo dei rimpatri. Tra gli elementi cardine, che costituiscono una netta sterzata rispetto al passato, vi sono l'istituzione di una lista comunitaria dei Paesi d'origine sicuri, una riforma sostanziale del concetto di Paese terzo sicuro e, non ultimo, la possibilità di applicare procedure accelerate alle frontiere senza che i ricorsi sospendano automaticamente le decisioni di allontanamento. Disposizioni, queste, che vanno a legittimare ex post l'architettura giuridica e operativa su cui si fonda l'accordo con Tirana.
Le reazioni del governo italiano
Una convalida che non è passata inosservata negli ambienti di governo, i quali hanno colto l'occasione per rimarcare la bontà di una scelta politica a lungo avversata. Il Guardasigilli Carlo Nordio, commentando i nuovi regolamenti approvati a Bruxelles, li ha definiti “un eccellente viatico verso una soluzione definitiva”, in grado di apportare chiarezza sia dal punto di vista giurisprudenziale che da quello prettamente operativo. Dichiarazioni che sembrano chiudere un cerchio, dopo mesi di battaglie politiche e legali spesso condotte sul filo di accuse reciproche e di strumentalizzazioni, e che pongono l'Italia in una posizione di anticipatore piuttosto che di trasgressore delle regole europee.
Il futuro del controllo delle frontiere
La strategia delineata dal ministro Piantedosi, che ha sempre puntato con decisione sul rafforzamento del controllo delle frontiere esterne come unico metodo sostenibile per gestire i flussi migratori, sembra dunque acquisire una patente di credibilità europea. Il modello Albania, nato come soluzione bilaterale in attesa di un quadro comunitario, si ritrova oggi a essere indicato come prototipo possibile per quella rete di hub di rimpatrio che l'Ue intende sviluppare. Una evoluzione che, al di là delle polemiche precedenti, ridisegna gli strumenti a disposizione degli Stati membri per affrontare una delle questioni più divisive degli ultimi anni.




