Aumento del canone Rai per chi possiede più televisori, confermata la quota di 407,35 euro
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Redazione Economia
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La prospettiva di un’abolizione del canone Rai, che per molti aveva rappresentato una flebile speranza, si è ormai dissolta, lasciando il posto a una realtà fiscale con cui gli italiani devono fare i conti. L’imposta, che continua a gravare sui bilanci familiari, non solo non scompare ma, per una fetta di contribuenti, è destinata a diventare più onerosa. È stato infatti ufficializzato un adeguamento che colpisce in modo specifico i nuclei domestici in cui è presente più di un apparecchio televisivo, i quali si troveranno a dover corrispondere un importo complessivo di 407,35 euro annui. Un aggravio che, come spesso accade per le voci di spesa obbligatorie, finisce per assorbire risorse che potrebbero essere destinate ad altro.
Il dettaglio della nuova imposizione
Il meccanismo, che alcuni hanno commentato con ironia affermando "dovremo pagare lo stipendio a Stefano De Martino", si basa su una logica di moltiplicazione dell’imposta in relazione al numero di dispositivi. Mentre per una singola televisione l’importo rimane fermo, per coloro che ne detengono più di una la somma da versare subisce un significativo incremento. Questo approccio, se da un lato mira a rendere la tassazione più proporzionale al potenziale utilizzo del servizio, dall’altro introduce una complessità aggiuntiva e un onere che ricade direttamente sui cittadini, i quali vedono così lievitare una spesa fissa annuale.
Lo scenario normativo e le esenzioni
Nel quadro più ampio delle disposizioni di Bilancio, il canone sembra dunque aver evitato qualsiasi manovra di riduzione, restando ancorato alla sua attuale configurazione. La cifra di 90 euro, che è quella base per il 2025, è destinata a ripetersi anche per l’anno successivo, il 2026, deludendo le attese di quanti speravano in un alleggerimento. Esiste, tuttavia, una clausola che offre uno spiraglio a una precisa categoria di cittadini: gli over 75, i quali, presentando un valido documento d'identità che attesti il raggiungimento di quell’età, possono richiedere l’esenzione completa dal pagamento, liberandosi definitivamente da questo obbligo.
L'accorpamento in bolletta e le polemiche
La scelta di accorpare il canone alla bolletta elettrica, attuata ormai da diverso tempo, ha di fatto creato un nesso indissolubile tra il possesso di un televisore e il consumo di energia. Una scelta amministrativa che, semplificando le procedure di riscossione per l’ente, presuppone quasi automaticamente che ogni utenza domestica sia anche un fruitore del servizio radiotelevisivo pubblico. Questo meccanismo, sebbene efficiente, è stato al centro di numerose polemiche, poiché di fatto rende la tassa un tributo difficilmente eludibile, alimentando un malcontento che perdura da anni e che il recente aggiornamento per i possessori di più tv non fa che rinfocolare.




