Maria Sole Agnelli, la signora dei due mondi: da Torrimpietra alla piccola sindaca dell'Umbria

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Se ne è andata, poco dopo aver compiuto un secolo, una figura che ha incarnato, in una vita lunga e intensa, un modello di impegno civile tanto concreto quanto discreto, lontano dai riflettori che da sempre inseguono il cognome che portava. Maria Sole Agnelli, sorella dell'avvocato Gianni e di Susanna, zia dell'attuale presidente di Stellantis John Elkann, è morta lasciando il segno in realtà molto diverse tra loro, unite dal filo di una passione personale e di un senso del dovere che andavano al di là della sua appartenenza a quella che è stata considerata, a tutti gli effetti, la famiglia reale dell'industria italiana.

La battagliera agricoltrice dell'agro romano

Fin dagli anni Cinquanta, infatti, la sua dimora elettiva non fu Torino, cuore pulsante degli affari di famiglia, bensì la campagna di Torrimpietra, frazione del comune di Fiumicino. Lì, in una tenuta tra le colline di Palidoro, vicino alla via Aurelia, aveva costruito la sua esistenza quotidiana, dedicandosi alla gestione di un'azienda agricola e vivendo a stretto contatto con la natura e con gli animali, in particolare i cavalli, che amava profondamente. Quel mondo, però, non fu per lei un rifugio dorato e isolato. Al contrario, proprio dalla sua esperienza diretta di residente e imprenditrice agricola trasse la forza per scendere in campo, con determinazione, in una lotta per la tutela del territorio. La sua battaglia più nota, condotta con tenacia e senza clamori, fu quella contro la realizzazione di una discarica nelle vicinanze, un impegno che la vide in prima linea nella difesa concreta dell'ambiente che aveva scelto.

L'esperienza da sindaca in Umbria

Accanto a questo profilo di agricoltrice battagliera, ne esiste un altro, forse meno noto ma altrettanto significativo, che si svolse in Umbria. A Campello sul Clitunno, in provincia di Perugia, Maria Sole Agnelli ricoprì infatti il ruolo di sindaca per un intero decennio, dal 1960 al 1970. Un fatto singolare per l'epoca, considerando sia la sua estrazione aristocratica sia il fatto che la sua elezione, ottenuta con un ampio consenso, avvenne senza una campagna elettorale tradizionale, fatta di comizi e manifestazioni pubbliche. Quel mandato amministrativo, vissuto con dedizione, testimonia una volontà di servizio che travalicava i confini del suo mondo personale, proiettandola in una dimensione pubblica e istituzionale in una piccola realtà del Centro Italia, dove oggi il cordoglio per la sua scomparsa è particolarmente sentito.

Il rigore discreto della filantropia e gli altri impegni

La sua azione in campo sociale e culturale fu caratterizzata da un'estrema riservatezza, quasi un desiderio di custodire il segreto sulla propria generosità. Presiedette, fino al 2018, la Fondazione Agnelli, guidandone le attività con la consueta discrezione. Parallelamente, coltivò con passione la sua scuderia equestre, un altro tassello di una vita ricca di interessi profondi e di impegni portati avanti con grande costanza. La sua esistenza, segnata anche da episodi dolorosi come una rapina subita nella sua tenuta, vissuta con fermezza e senza pubblici clamori, restituisce l'immagine di una personalità complessa, che seppe conciliare l'amore per una vita privata e agreste con una serie di responsabilità pubbliche e familiari di notevole peso, sempre affrontate con uno stile personale e sobrio.

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