Dogecoin ed Ether crollano del 9%, Bitcoin scende sotto gli 80.000 dollari
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Redazione Economia
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Nelle ultime 24 ore, il mercato delle criptovalute ha registrato un’ondata di vendite che ha colpito duramente alcuni degli asset più popolari. Dogecoin (DOGE) ed Ether (ETH) hanno perso circa il 9% del loro valore, mentre Bitcoin (BTC) è sceso del 4,5%, scendendo sotto la soglia psicologica degli 80.000 dollari. Questo crollo, che ha spazzato via oltre 700 milioni di dollari in posizioni lunghe, ha colto di sorpresa molti trader, soprattutto quelli che operavano con leva finanziaria, i quali hanno visto liquidazioni per 420 milioni di dollari in BTC e 150 milioni in ETH, oltre a 30 milioni di dollari in posizioni DOGE.
La discesa di Bitcoin, che nelle ultime settimane ha perso il 15% del suo valore, rappresenta uno dei peggiori cali settimanali in termini assoluti della sua storia. Dopo aver raggiunto massimi storici, la criptovaluta ha imboccato un trend ribassista che sembra essersi accentuato negli ultimi giorni, portando il prezzo a sfiorare i 78.000 dollari. Questo scenario ha spinto molti investitori a spostare il proprio interesse verso asset tradizionali, come i bond, considerati più stabili in un contesto di volatilità estrema.
Intanto, le preoccupazioni per la stabilità finanziaria globale si intrecciano con le dinamiche politiche internazionali. Pierre Gramegna, direttore generale del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM), ha espresso timori riguardo alla posizione favorevole dell’amministrazione statunitense, guidata da Donald Trump, nei confronti delle criptovalute e delle stablecoin denominate in dollari. Secondo Gramegna, questa spinta potrebbe minacciare la sovranità monetaria e la stabilità finanziaria dell’Europa, creando una frattura tra le due sponde dell’Atlantico anche sul futuro dei sistemi di pagamento digitali.
La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), pur evitando di schierarsi apertamente, sembra allinearsi maggiormente con la visione europea. Hyun Song Shin, capo economista della BRI, ha sottolineato l’importanza di basare le innovazioni monetarie sulla moneta della banca centrale, ribadendo l’impegno dell’istituzione nel promuovere la digitalizzazione del sistema finanziario. Questa posizione, sebbene non esplicitamente contraria alle criptovalute, evidenzia una certa cautela rispetto all’uso di stablecoin come strumento monetario, in linea con le preoccupazioni sollevate dai funzionari europei.




